Presentazione dell'iniziativa: PAESAGGIOSOS.

Questo è il blog del sito PatrimonioSos, nato nel 2002 per iniziativa di semplici cittadini che operano in maniera del tutto volontaria e disinteressata per la difesa del patrimonio artistico italiano.

Nel corso degli anni alla redazione di PatrimonioSos sono arrivate numerose immagini che documentano danni al patrimonio e al paesaggio perpetrati in tutto il territorio nazionale e che per ragioni tecniche non è stato possibile inserire nel sito.

Ora grazie a questo strumento intendiamo mettere progressivamente online il nostro archivio fotografico e soprattutto integrarlo con nuove foto.

INVIATECI LE VOSTRE FOTO all'indirizzo:
lamonica1.paesaggiosos@blogger.com

LE ISTRUZIONI PER L'INVIO NEL MENU DI SINISTRA DEL BLOG.

venerdì 2 marzo 2007

Busto Arsizio: Abbattimento di Casa Marcora

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La fine di Casa Marcora

Busto Arsizio - Antonio e Caterina Locati ribattono alle critiche dell'architetto Paolo TorresanCasa Marcora, i progettisti: «Una ricostruzione fedele, con tanto di verde pubblico»
Sulla vicenda della Casa Marcora, l'edificio ottocentesco (nella foto) sito in via Lualdi e la cui demolizione
aveva fatto lanciare l'allarme all'architetto Paolo Torresan circa il destino dei piani di recupero dei centri storici, intervengono oggi anche Antonio e Caterina Locati, architetti direttamente coinvolti nella questione come progettisti. «Vorremmo innanzitutto sottolineare l’importanza di assumere le doverose informazioni prima di rilasciare dichiarazioni perlomeno allarmistiche su argomenti che non si conoscono; questo modo di operare è tutto fuorché una forma di confronto civile» scrivono i due professionisti, chiarendo quindi che «l’edificio non era tecnicamente recuperabile». Le perizie eseguite fin dal 2000, e i crolli parziali avvenuti negli scorsi anni, al punto da rendere necessario puntellare lo stabile, parlavano chiaro. «Pensare di entrare a lavorare in queste condizioni sarebbe stata pura follia!»
I Locati spiegano poi che si tratta di «un intervento di ristrutturazione con fedele ricostruzione del corpo con la torretta, così come previsto dal Decreto Legislativo 380/2001 (testo unico dell’edilizia) e ribadito dalla Legge Regionale 12/2005»; l'opera prevede il ripristino anche delle ali laterali «che, come si desume dallo stato di fatto, non sono di particolare pregio»; «un intervento perfettamente rispettoso dell’esistente, destinato a testimoniare ancora per lungo tempo un pezzo della storia della nostra città e non a cancellarla, come è avvenuto in altri interventi»; inoltre, il progetto prevede la sistemazione delle aree adiacenti a verde pubblico.
» Galleria fotografica: Casa Marcora, dalla demolizione alla ricostruzione fedele
Venerdi 2 Marzo 2007redazione@varesenews.it

mercoledì 28 febbraio 2007

CENTRO STORICO ADDIO - Busto Arsizio

E’ con estremo stupore che ho assistito, percorrendo casualmente Corso Europa a Busto Arsizio, alla demolizione ed alla definitiva scomparsa di una bella residenza ottocentesca e dell’area circostante da decenni in attesa di restauro. L’area fa parte di una delle preziose memorie storiche sopravvissute alla speculazione galoppante ormai senza ritegno in quel di Busto.

Solo pochi giorni fa la giunta con l’assessore all’urbanistica approvavano dichiarazioni di intenti e con il sindaco in testa si blaterava pubblicamente la loro volontà di “recuperare” il centro storico e di essere disponibili ad una conduzione dell’”urbanistica partecipata”.

L’edificio demolito è parte di un cosiddetto “piano di recupero” (??) che avrebbe dovuto salvaguardare almeno parte dell’antico tessuto bustese, oggi ormai circondato e perlopiù sostituito da un’anonima edilizia residenziale. L’edificio demolito è oltretutto indicato come di INTERESSE STORICO – ARTISTICO – AMBIENTALE e quindi DA TUTELARE nel vigente P.R.G. (allegato sub. A – quartiere S. Michele – edificio 79).

Tecnologie e tecniche costruttive per il recupero edilizio sono ormai alla portata di ogni mediocre costruttore e conseguentemente è possibile conservare sia singoli edifici monumentali sia complessi ambientali con costi ragionevoli.

Non posso che rammaricarmi per quanto avvenuto ma anche trarre delle pubbliche conclusioni:

- sindaco, assessore e giunta hanno nuovamente disatteso quanto dichiarato alla cittadinanza;

- non posso che allegare le foto di com’era, di come è stato martoriato e di come è defunto un altro prezioso angolo della storia di Busto, con l’augurio che i nomi dei responsabili politici siano trascritti a chiare lettere nella storia buia di questi anni di cementificazione della città di Busto Arsizio.

P.S.: se questo è l’inizio di un promesso diverso modo di governare il territorio, chissà cosa ci possiamo aspettare prossimamente ….

Busto Arsizio, 28.02.2007

Dott. Arch. Paolo Torresan

giovedì 8 febbraio 2007

CONVEGNO SALVAGUARDIA PAESAGGIO: RESOCONTO


--- Original Message ---
Sent: Thursday, February 08, 2007 12:43 AM Subject: CONVEGNO SALVAGUARDIA PAESAGGIO: RESOCONTO
COMITATI DEI CITTADINI FIRENZE - QUEL PAESAGGIO È DEL SINDACO

NOTE A MARGINE DEL CONVEGNO DI PRESENTAZIONE DELL'INTESA FRA STATO E REGIONE TOSCANA PER LA SALVAGUARDIA DEL PAESAGGIO


Al convegno intitolato "La conservazione attiva del paesaggio", tenutosi a Firenze il 2 febbraio scorso, la parola proibita che fa venire molti mal di pancia in Regione e in Sovrintendenza, alla fine è stata pronunciata più volte: Monticchiello.

" Niente paura – ci dicono - oggi quella vicenda non sarebbe più possibile; del resto come Regione Toscana eravamo contrari, ma non avevamo i poteri per fermare l'intervento, la Sovrintendenza poteva fare qualcosa ma è rimasta inerte, ecc.". In realtà il convitato di pietra, l'unico che aveva il potere di far valere il vincolo ambientale (ma che non lo ha fatto), era il Sindaco di quel Comune. Infatti le competenze relative ai vincoli ambientali, prima delegate dallo Stato alle Regioni sono poi state subdelegate dalle Regioni ai Comuni.

Si è così venuto a creare uno dei tanti conflitti di competenza che caratterizzano i nostri tempi, unificando in una stessa figura istituzionale (il Sindaco) due funzioni in conflitto fra loro: il rilascio di permessi edificatori e il rispetto dei vincoli ambientali.

Chi è deputato a rilasciare le concessioni edilizie (significativamente chiamate ora permessi di costruire) si preoccupa prima di tutto di provvedere alle sempre più vuote casse dei Comuni. Per questo gli oneri di urbanizzazione, destinati a realizzare opere pubbliche, sono oggi sempre più utilizzati per tirare avanti il bilancio ordinario. In queste condizioni i Sindaci sono anche restii a far valere il rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici.

È così che in questi anni, proprio in Toscana, accanto a Monticchiello, si sono verificati altri casi di assalto a un territorio che si vorrebbe attrattivo, rasserenante e rassicurante proprio in quanto "diverso" e "distante" dai contesti urbanizzati metropolitani, ma che un malinteso concetto di sviluppo, più o meno sostenibile, rende sempre più simile alle sgangherate periferie urbane.

Basta andare a vedere che cosa sta accadendo, per limitarsi ai Comuni più vicini a Firenze, a Strada in Chianti, a S. Casciano, all'Impruneta, a Bagno a Ripoli e a Fiesole.

Nelle intenzioni di Riccardo Conti e di Claudio Martini una "filiera" fra Stato, Regioni e Comuni, secondo un rapporto paritetico e "sussidiario" tra enti locali e Ministero, dovrebbe sostituire la "matrioska", cioè la vecchia concezione gerarchica delle funzioni e dei poteri.

Ma questa trovata terminologica difficilmente sarà in grado di salvaguardare il paesaggio toscano fintanto che i Comuni rimarranno di fatto i detentori delle facoltà decisionali definitive.

Ammesso che il sostegno di Stato e Regione sia effettivo (ma in proposito abbiamo sentito lo scetticismo di persone come il Soprintendente Lolli Ghetti e il professor Gurrieri, data la situazione in cui sono state ridotte le Sovrintendenze), ci sembra del tutto evidente che chi rilascia concessioni edilizie non dovrebbe essere la stessa persona che fa rispettare il vincolo. Ci insospettisce pertanto la preoccupazione manifestata con tanta enfasi dal Presidente della Regione il quale, dipingendo a tinte fosche l'ipotesi di ridimensionare il potere decisionale dei Comuni, paventa in tal caso una specie di catastrofe istituzionale che riporterebbe indietro la storia.

Inoltre, se sviluppo ci deve essere, come sostenuto con determinazione sempre dal Presidente della Regione, bene ha fatto Mariella Zoppi a evidenziare che il concetto di crescita non è necessariamente legato a quello di edificabilità. Richiamandoci alla sempre più urgente necessità di difendere il territorio aperto, considerata la sua natura di risorsa limitata, pensiamo che vi debbano essere zone soggette a vincoli di inedificabilità assoluta.

Nel corso del Medioevo, su un singolare ambiente naturale, una laguna ricca di varietà biologiche, si sovrappose una preziosa realtà costruita, mirabilmente integrata col territorio circostante: la città di Venezia. Oggi un'opera così equilibrata e peculiare da diventare unica al mondo, non sarebbe probabilmente più possibile. Anche se ripristinassimo controlli rigorosi sul valore estetico dell'oggetto architettonico, sul suo inserimento ambientale e sulla qualità del buon costruire (tutte cose considerate obsolete dai nostri "sviluppisti"), i risultati non sarebbero gli stessi a causa delle profonde modificazioni intervenute nei processi di trasformazione territoriale, nei tempi e modi di trasmissione delle conoscenze, nelle caratteristiche e disponibilità del territorio.

Per questo non una frettolosa impazienza ma una prudente cautela dovrebbe essere l'atteggiamento giusto degli attuali responsabili del territorio.




mercoledì 7 febbraio 2007

Fiesole: Dillo al tuo sindaco!



Da: comitato san salvi chi può [mailto:comitatosansalvi@email.it] Inviato: giovedì 3 maggio 2007 19.41 ----- Original Message ----- From: comitato san salvi chi può - To: Paolo Celebre - Sent: Thursday, May 03, 2007 7:23 PM
Subject: VA BENE? - Fiesole: Dillo al tuo sindaco!

COMITATO SAN SALVI CHI PUO' FIESOLE: DILLO AL TUO SINDACO !


Che cosa dovevano pensare gli abitanti di Maiano, se nell’annuncio del Comune di Fiesole c’era scritto che “Il Sindaco riceve i cittadini senza nessun appuntamento nelle diverse frazioni del territorio?”

Che Fabio Incatasciato, sindaco di Fiesole, venerdì 27 aprile, era venuto finalmente a parlare del problema che stava loro più a cuore: l’adeguamento a strada carrabile del percorso pedonale diretto verso i Bosconi, che rischia di rovesciare sul piccolo borgo tutto il traffico che dalla provinciale va verso valle e viceversa. E invece, no.

Il Sindaco riceveva solo uno per volta come dal medico, e solo più tardi, per gentilezza, si sarebbe adattato ad un incontro collettivo con quelle venti, trenta persone, affluite anche “da fuori”, giustamente preoccupate per le sorti di quella tranquilla e illustre valletta, minacciata da una strada che potrebbe squartare fatalmente l’Area naturale protetta del Mensola e l’adiacente Parco di Montececeri. In breve, che cosa è (molto faticosamente) emerso? Che la strada si farà.

Non sarà un vero by-pass ma una strada a traffico limitato, per dirottare in certe ore il traffico che confluisce sul capoluogo (richiesta questa molto sentita dagli abitanti di Borgunto).

La strada non sarà “bianca”, cioè con fondo in terra battuta, ma asfaltata anche se di colore adatto.

Il Sindaco si è dimostrato restio a chiarire i termini del progetto in questione, ma in un comunicato dell’autunno scorso dello stesso Comune, si diceva quanto segue. “Il Comune di Fiesole ha affidato la redazione di tre fondamentali Piani di recupero di iniziativa pubblica destinati a risolvere annose questioni del territorio. Si tratta dei progetti relativi a Bersaglio, Borgunto e Maiano.

Il terzo Piano di recupero è quello di Maiano, anche questo di iniziativa pubblica, che è stato affidato al Professor Giancarlo Gorelli, sempre con la collaborazione dello Studio Geotecno. Qui si prevede la sistemazione e il completamento del Parco di Montececeri con la realizzazione della “strada parco” e la valorizzazione delle cave storiche per l’estrazione della pietra serena, il recupero urbanistico e edilizio dell’abitato di Maiano, con la sistemazione delle abitazioni esistenti e di quelle fatiscenti e infine la creazione di una nuova volumetria (circa 2000 metri cubi) per attività culturali e di tempo libero legate al Parco.”

Il fatto è che gli abitanti di Maiano non vogliono traffico motorizzato in transito, casomai vorrebbero una severa regolamentazione di quello che giunge da valle, per via di certe attività commerciali che intasano il piccolo borgo. Per il resto, secondo loro, non ci sarebbe proprio niente da migliorare e da recuperare se non con l’ordinaria manutenzione e conservazione del luogo.

Il fatto è che anche nel Regolamento Urbanistico, proprio recentemente confermato dal Consiglio comunale, quella strada può essere larga fino a 6 m. più le banchine e vi è permesso il transito dei veicoli fino a 7 tonnellate.

Il sindaco nega risolutamente che ci sia la volontà di attuare quel Regolamento, ma intanto la norma è stata appena riconfermata.

La nuova volumetria di cui si parla (2000 mc.) è evidentemente da aggiungere ai 4000 di costruzioni già esistenti e da recuperare, di cui ha parlato il Sindaco nell’incontro. Si parla poi di parcheggi, di aree di sosta, di sviluppo dell’agriturismo nella vicina Fattoria di Maiano, appartenente al conte Miari Fulcis, proprietario della strada in questione, oltre che di tutta la valletta.

Per essere un progetto ancora da definire ci sembra un bel pezzo avanti, alla faccia della partecipazione! Non manca il pretesto ambientalista. Un chilometro più avanti infatti, su questa stessa strada (che da lì in poi diventa asfaltata), c’è una discarica abusiva, una piaga che il Comune di Fiesole da tempo cerca di sanare. Quale migliore occasione, la bonifica dell’area, per completare la pavimentazione fino a Maiano? I cittadini di Maiano si sono fatti un’opinione e chiedono al loro Sindaco:La salvaguardia dell’unitarietà tra l’area naturale protetta del Mensola e il Parco di Monte Ceceri Il ripristino, in accordo con la proprietà e con le associazioni escursionistiche fiorentine, della segnaletica dei sentieri, da sempre utilizzati da un pubblico che si può senz’altro definire internazionaleIl mantenimento del carattere ormai consolidato del percorso che costeggia il Mensola permettendone al massimo un adeguamento per il traffico pedociclabile La modifica della norma del Regolamento urbanistico comunale che allarga la strada a sei metri per veicoli a motore fino a 7 ton.l’effettiva possibilità di discutere qualsiasi progetto di riqualificazione dell’area.

COMITATI DEI CITTADINI FIRENZE
COMITATO SAN SALVI CHI PUÒ


BOCCACCIO PARK ? VALLE DEL MENSOLA A RISCHIO "VALORIZZAZIONE"
7 febbraio 2007


Esiste un interessante disegno pubblicato nelle “Illustrated London News” del 1893 e intitolato Her Majesty Queen Victoria sketching the Laghetto of Villa Leader.
Esiste un’opera minore di Giovanni Boccaccio, un poema in ottave, intitolato Il Ninfale fiesolano nel quale è narrato l’amore prima gioioso, poi tragico, del pastore Affrico e della ninfa Mensola.
Tutt’e due hanno in comune l'ambientazione in un appartato e ameno luogo della collina fiorentina, la valle del Torrente Mensola.
Esiste qui da sempre una bella strada sterrata, di fatto un comodo sentiero (intitolato a Lorenzo de’ Medici), segnalato con i segni rossi e bianchi del CAI, che, partendo dal borgo di Maiano e costeggiando da un lato le storiche cave di pietra serena e dall'altro l'area naturale protetta del Mensola, conduce alla via dei Bosconi, subito a nord di Fiesole.
L’idea, nobile, era quella:
di realizzare una specie di cammino della memoria in onore dei grandi scultori del Rinascimento fiorentino ed anche di Leonardo da Vinci che, da lì sopra, dalla cima del Montececeri, sperimentando i suoi marchingegni, sembra abbia tentato l’avventura del volo umano;
di celebrare quel paesaggio, ancora oggi per lo più intatto, con quel perfetto equilibrio tra naturale e artificiale, tra pieni e vuoti, tra vedute a corto e lungo raggio che tanto ha affascinato i viaggiatori tra Otto e Novecento.

L’area si caratterizza, oltre che per la bellezza, anche per il sorprendente silenzio, a pochissima distanza dalla rumorosa e caotica città. Proprio per questi motivi gli abitanti del luogo e molti fiorentini, in tutte le stagioni, hanno da sempre frequentato questi luoghi e questo sentiero non carrabile, per trovarvi sollievo al degrado della vita cittadina.

OGGI QUEST’AREA E’ IN PERICOLO!

Recentemente, il consigliere comunale Giorgio Gasperi Campani, di “Fiesole Tua”, ha presentato un ordine del giorno per trasformare questo sentiero in una strada carrabile, una specie di circonvallazione a est di Fiesole, per deviare dal centro del comune il traffico proveniente dal Salviatino.
Gli abitanti del luogo, altri cittadini della zona est e il Comitato “San Salvi chi può” di Firenze si sono opposti partecipando numerosi al Consiglio Comunale che discuteva della proposta.
Il sindaco Fabio Incatasciato, spiazzando tutti, ha detto che non era prevista alcuna strada. Infatti l’unico progetto in discussione nella zona era (ed è) quello di una “strada parco” carrabile (ossimoro di origine anglosassone), completata da aree attrezzate per il pic-nic, centro servizi per iniziative sportive e d’intrattenimento, allargamento della strada in corrispondenza del borgo di Maiano, e chi più ne ha più ne metta, come purtroppo previsto anche dal Piano Regolatore.
Tutto ciò anche al fine, sembra, di facilitare l’accesso a previste future attività turistico-ricettive extra alberghiere, e di permettere la “valorizzazione” di quella valletta, ora troppo appartata e solitaria.
Nei giorni scorsi poi alcuni sconosciuti, forse per accelerare la pratica della “strada parco”, hanno accuratamente coperto i segni del CAI sulle pietre e scortecciato quelli che si trovavano sugli alberi. Nel frattempo proprio sotto le cave si sono aperti dei piazzali e, pare, che persino il parroco del luogo, come Don Abbondio, sia stato scoraggiato da certi bravi locali dal percorrere quel sentiero.



Ricordiamo che anni fa, dalla parte di Baccano, non lontano dalla via dei Bosconi, fu aperta, addossata alla sorgente del Mensola, una discarica i cui liquami finivano per versarsi nel torrente. Per questo fatto, il Sindaco di Fiesole di allora, fu condannato. Il fatto è che la discarica ha continuato a funzionare e, dopo che la strada da Baccano fin lì è stata asfaltata, continua a svolgersi un certo transito di camion, soprattutto per lo scarico illegale di inerti provenienti da lavori stradali ed edilizi.
È da notare che l’eventuale “valorizzazione” della zona orientale della collina fiorentina non sarebbe priva di collegamento con analoghe iniziative che stanno avvenendo nella parte di pianura del Mensola, accanto al centro tecnico di Coverciano.
PER QUESTO CHIEDIAMO che:

il sentiero panoramico resti sterrato e sia utilizzato come percorso ciclo – pedonale che attraversa l’intero parco di Montececeri;
sia attuata la riqualificazione dell’intero parco, escludendo qualsiasi forma di pericolosa “valorizzazione” a fini ricettivi del parco stesso e delle aree limitrofe;
sia avviata la bonifica integrale della discarica dei rifiuti;
ci sia un efficace controllo per prevenire le violazioni della libera e serena fruizione del parco.


Nota storica
Verso il 1891 Lucy Emily Baxter, che si firmava Leader Scott, scrisse una guida di questi luoghi a sancire la loro fama ed anche quella di John Temple Leader proprietario della tenuta ed autore del restauro del Castello di Vincigliata.
Fu proprio per questo che la Regina Vittoria nell’aprile del 1893, si scomodò a visitare la località e, secondo un’abitudine tutta inglese, produsse alcuni acquerelli di un suggestivo laghetto che si trova lì vicino.
CAVE DI MAIANO


COMITATI DEI CITTADINI FIRENZE


FIESOLE 2 aprile 2007
ovvero
il rito dell’autoreferenzialità
dei politici e degli amministratori
nel palazzo
e la resistenza in strada dei cittadini


Ultimamente si devono essere presi una bella paura i diessini di Fiesole per invitare mezza Toscana dei Sindaci, esponenti del Governo e del Parlamento, di varie Università e un trafelato Piero Fassino a parlare, il 2 aprile scorso, di Territorio, Cultura, Sviluppo presso la Fondazione Italianieuropei.
La fulminea assemblea, convocata proprio di fronte all’area Garibaldi, a due passi dall’Auditorium e dalla Piazza Mino, oggetto delle numerose denunce del Comitato per Fiesole e del Coordinamento regionale dei Comitati toscani per la difesa del territorio, è iniziata alle 10 passate e all’una e mezzo era già finita.
A nessuno però doveva sfuggire il carattere riparatore di questo Concilio di amministratori, funzionari e urbanisti di area DS e Margherita nella “diocesi” fiesolana, dopo l’insulto di Alberto Asor Rosa che, qui vicino, l’11 marzo, aveva tenuto l’importante Convegno dei Comitati dei Cittadini.
Affinché il rito godesse della massima sacralità era stato impedito il contraddittorio in aula agli infedeli (Comitati e Associazioni), mediante una perentoria dichiarazione del Sindaco Fabio Incatasciato: “Ascoltare sì, parlare no”.
Naturalmente valeva per gli officianti il divieto di pronunciare la parola blasfema: “Campi”.
Vincolanti invece le formule canoniche: “Conservazione attiva”, “Filiera virtuosa”, “Governance”, “Reddito e non rendita”, “Quando si può, si fa”.
Nei confronti dei Comitati dei Cittadini, presenti all’esterno con un presidio, era stata scelta la strada del sorriso e della pacca amichevole: il tutto però fuori della sala.

Per gli Amministratori toscani di centro-sinistra, a iniziare da Claudio Martini, il territorio non è più solo espressione della società e dei rapporti di produzione, luogo di compensazione dei tempi lunghi della storia in rapporto ai tempi brevi delle attività umane, ma esso stesso mezzo di produzione, fattore di sviluppo diretto, da spendere sul mercato della crescita economica.
Così parole come vincolo, restauro, estetica, conservazione vanno tutte riviste in favore di un liberismo amministrativo e di un dinamismo economico capaci di coniugare tutela e sviluppo.
In Toscana proprio la qualità ambientale e paesaggistica, attrae la speculazione immobiliare, producendo un boom edilizio che ormai preme anche sul territorio collinare e di montagna.
A questo tipo di offensiva però non si tratta di opporre una difesa rigida e conservatrice ma di anticiparne le mosse andando incontro al capitale immobiliare con occasioni di trasformazione “in positivo”, chiamando a raccolta tutte quelle forze dell’imprenditoria privata interessate al miglioramento e alla produzione di reddito, piuttosto che alla speculazione tout court.
Per incentivare la difesa del patrimonio collinare, ad esempio, non si tratta di far rispettare rigidamente i confini di un vincolo, ma di incrementare la presenza abitativa, il “presidio” da parte della popolazione locale.
“Il territorio non è fatto solo della sua forma visibile” - dice Massimo Morisi - limitarsi alla difesa della forma di un paesaggio è perdente perché non incide sui rapporti produttivi che lo determinano. Ogni indulgenza verso l’estetismo, il ruralismo, la tradizione finisce così per essere considerata una copertura di rendite di posizione, di privilegi da estirpare, di sindromi da “nimby”.
Per i campioni dello “sviluppismo”, come Sivia Viviani (INU Toscana), Andrea Manciulli (DS regionale) e Riccardo Conti (Assessore all’urbanistica), la Toscana è una regione “troppo seduta sul proprio passato” e rischia, senza una ripresa economica vera, di trasformarsi in un pensionato dorato, in una terra popolata di vecchietti arzilli ed ospitali.
Qualsiasi istituto sovraordinante nel campo della pianificazione è perciò bollato di dirigismo e di ingerenza autoritaria, malgrado che la nostra Costituzione dica il contrario.
In questo ribaltamento dei significati, del senso comune, e anche della legalità, l’Alta Velocità tra Bologna e Firenze diventa “una grande opera ecologica”, la speculazione immobiliare una risposta al fabbisogno abitativo, le villette a schiera tutelano la collina, il business sul paesaggio contribuisce alla sua difesa.
A Fiesole non è stato perpetrato alcuno scempio e le forze dell’imprenditoria che operano in Toscana sono le migliori possibili: niente cupole affaristiche, niente Mafia. L’amministrazione è efficiente e non esiste corruzione. Non esistono ecomostri, ma solo 12 villette in Val d’Orcia che danno noia a qualcuno che viene “da fuori”.
La nebbia mistificatrice di questa neolingua copre la realtà delle cose, e per un po’ narcotizza la platea.
Resta il problema dei Comitati. Come affrontare questo bau bau?
Niente paura, in fondo è la Regione, dice Conti, ad aver suscitato questo dibattito, migliaia di persone hanno partecipato alla discussione sul PIT (Piano di Indirizzo Territoriale), quindi abbiamo contribuito anche noi a creare i Comitati. Ci si aspetta un po’ di riconoscenza, ma la guardia resta alta e il dialogo si fa con chi vuole dialogare. Poi, una volta fatto, si decide.
Persino il nome dello storico Riccardo Francovich, tragicamente deceduto pochi giorni fa e schierato da tempo contro le lottizzazioni di Fiesole, è assimilato al concerto.

Per la verità in questa kermesse rituale ci sono state anche delle voci diverse. Per esempio, c’è distanza tra il livello degli interventi degli Amministratori e il contributo di alcuni Universitari come Amerigo Restucci o Mariella Zoppi. Quest’ultima non ha taciuto gli elementi di crisi, la risibilità dell’uso di certi vincoli, l’inadeguatezza delle Soprintendenze, la grande quantità di progetti che vanno ad insediarsi in zone di crinale, approfittando del cosiddetto trasferimento di volumi.
Ma questa differenza di livello non rassicura: la gestione del territorio è affidata proprio a quegli amministratori, funzionari di partito, assessori, sindaci e geometri che costituivano il grosso dei partecipanti.
Nessuna vera riflessione del Convegno sul merito: il consumo territoriale, il regime dei suoli, e neanche sulla partecipazione dei cittadini, tranne l’invito ai Comitati a moderare i toni e a passare dalla denuncia alla proposta.

Il segretario dei DS Fassino, dopo il tradizionale omaggio alle meraviglie di Toscana, ha anche voluto concedere qualcosa alla protesta dei cittadini, ma non nel senso della difesa ambientale, su cui ha anzi ironizzato, quanto piuttosto in direzione dell’espansione e della modernizzazione.
La protesta dei cittadini a cui si riferisce è in realtà quella dei leghisti del Nord che, ci dice, chiedono strade mentre la sinistra si balocca sulle questioni ambientali e perde voti.
L’ottica politico - elettorale e l’assenza di una visione strategica in campo urbanistico si vedono anche quando Fassino indica nella legislazione della Regione un esempio per tutto il Paese. Entrando rudemente in un dibattito che non si è ancora spento in questa Regione, attorno alla questione della titolarità dei poteri in campo urbanistico, consacra la scelta del PIT di attribuire la supremazia decisionale al Comune: “ il potere che risponde ai cittadini ”.
Anzi, cosa ancor più grave, lo contrappone alla funzione delle Soprintendenze, cioè allo Stato.
In pratica il centro sinistra si è messo a rincorrere il federalismo leghista e le derive plebiscitarie della destra. Per il territorio si preparano soluzioni finali.

Di fronte ad un’iniziativa in gran parte costruita fra esponenti di partiti al governo locale e nazionale e che non ha ammesso non solo i Comitati dei cittadini, ma nessun interlocutore critico nei confronti delle linee che si stanno adottando nel governo del territorio toscano, come Comitati abbiamo deciso di rimanere fuori dal palazzo, sulla strada: abbiamo così potuto incontrare altri cittadini che, nel giro di pochi metri potevano “apprezzare” un repertorio di “scempi” che inutilmente le nomenklature amministrative e politiche chiuse nel palazzo cercavano di trasfigurare, in un rito sacrale ed esorcistico, in esempi di buon governo.
Di fronte all’arroganza e alla presunzione intellettuale

la nostra parola d’ordine non può essere che:
continuare a
RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE

Alleghiamo i precedenti documenti su Maiano.

BOCCACCIO PARK? VALLE DEL MENSOLA A RISCHIO





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Sent: Wednesday, February 07, 2007 7:39 AM
Subject: BOCCACCIO PARK? VALLE DEL MENSOLA A RISCHIO
COMITATI DEI CITTADINI FIRENZE COMITATO SAN SALVI CHI PUÒ: BOCCACCIO PARK ?
VALLE DEL MENSOLA A RISCHIO "VALORIZZAZIONE"

Esiste un interessante disegno pubblicato nelle "Illustrated London News" del 1893 e intitolato Her Majesty Queen Victoria sketching the Laghetto of Villa Leader. Esiste un'opera minore di Giovanni Boccaccio, un poema in ottave, intitolato Il Ninfale fiesolano nel quale è narrato l'amore prima gioioso, poi tragico, del pastore Affrico e della ninfa Mensola.Tutt'e due hanno in comune l'ambientazione in un appartato e ameno luogo della collina fiorentina, la valle del Torrente Mensola.
Esiste qui da sempre una bella strada sterrata, di fatto un comodo sentiero (intitolato a Lorenzo de' Medici), segnalato con i segni rossi e bianchi del CAI, che, partendo dal borgo di Maiano e costeggiando da un lato le storiche cave di pietra serena e dall'altro l'area naturale protetta del Mensola, conduce alla via dei Bosconi, subito a nord di Fiesole.

L'idea, nobile, era quella:
  • realizzare una specie di cammino della memoria in onore dei grandi scultori del Rinascimento fiorentino ed anche di Leonardo da Vinci che, da lì sopra, dalla cima del Montececeri, sperimentando i suoi marchingegni, sembra abbia tentato l'avventura del volo umano;
  • di celebrare quel paesaggio, ancora oggi per lo più intatto, con quel perfetto equilibrio tra naturale e artificiale, tra pieni e vuoti, tra vedute a corto e lungo raggio che tanto ha affascinato i viaggiatori tra Otto e Novecento.

L'area si caratterizza, oltre che per la bellezza, anche per il sorprendente silenzio, a pochissima distanza dalla rumorosa e caotica città. Proprio per questi motivi gli abitanti del luogo e molti fiorentini, in tutte le stagioni, hanno da sempre frequentato questi luoghi e questo sentiero non carrabile, per trovarvi sollievo al degrado della vita cittadina.

OGGI QUEST'AREA E' IN PERICOLO

Recentemente, il consigliere comunale Giorgio Gasperi Campani, di "Fiesole Tua", ha presentato un ordine del giorno per trasformare questo sentiero in una strada carrabile, una specie di circonvallazione a est di Fiesole, per deviare dal centro del comune il traffico proveniente dal Salviatino. Gli abitanti del luogo, altri cittadini della zona est e il Comitato "San Salvi chi può" di Firenze si sono opposti partecipando numerosi al Consiglio Comunale che discuteva della proposta.

Il sindaco Fabio Incatasciato, spiazzando tutti, ha detto che non era prevista alcuna strada. Infatti l'unico progetto in discussione nella zona era (ed è) quello di una "strada parco" carrabile (ossimoro di origine anglosassone), completata da aree attrezzate per il pic-nic, centro servizi per iniziative sportive e d'intrattenimento, allargamento della strada in corrispondenza del borgo di Maiano, e chi più ne ha più ne metta, come purtroppo previsto anche dal Piano Regolatore.

Tutto ciò anche al fine, sembra, di facilitare l'accesso a previste future attività turistico-ricettive extra alberghiere, e di permettere la "valorizzazione" di quella valletta, ora troppo appartata e solitaria.

Nei giorni scorsi poi alcuni sconosciuti, forse per accelerare la pratica della "strada parco", hanno accuratamente coperto i segni del CAI sulle pietre e scortecciato quelli che si trovavano sugli alberi. Nel frattempo proprio sotto le cave si sono aperti dei piazzali e, pare, che persino il parroco del luogo, come Don Abbondio, sia stato scoraggiato da certi bravi locali dal percorrere quel sentiero.

Ricordiamo che anni fa, dalla parte di Baccano, non lontano dalla via dei Bosconi, fu aperta, addossata alla sorgente del Mensola, una discarica i cui liquami finivano per versarsi nel torrente. Per questo fatto, il Sindaco di Fiesole di allora, fu condannato. Il fatto è che la discarica ha continuato a funzionare e, dopo che la strada da Baccano fin lì è stata asfaltata, continua a svolgersi un certo transito di camion, soprattutto per lo scarico illegale di inerti provenienti da lavori stradali ed edilizi.

È da notare che l'eventuale "valorizzazione" della zona orientale della collina fiorentina non sarebbe priva di collegamento con analoghe iniziative che stanno avvenendo nella parte di pianura del Mensola, accanto al centro tecnico di Coverciano.

PER QUESTO CHIEDIAMO che:

il sentiero panoramico resti sterrato e sia utilizzato come percorso ciclo – pedonale che attraversa l'intero parco di Montececeri;

sia attuata la riqualificazione dell'intero parco, escludendo qualsiasi forma di pericolosa "valorizzazione" a fini ricettivi del parco stesso e delle aree limitrofe;

sia avviata la bonifica integrale della discarica dei rifiuti;

ci sia un efficace controllo per prevenire le violazioni della libera e serena fruizione del parco.

Nota storica

Verso il 1891 Lucy Emily Baxter, che si firmava Leader Scott, scrisse una guida di questi luoghi a sancire la loro fama ed anche quella di John Temple Leader proprietario della tenuta ed autore del restauro del Castello di Vincigliata.

Fu proprio per questo che la Regina Vittoria nell'aprile del 1893, si scomodò a visitare la località e, secondo un'abitudine tutta inglese, produsse alcuni acquerelli di un suggestivo laghetto che si trova lì vicino.

CAVE DI MAIANO

venerdì 19 gennaio 2007

FIRENZE - Giardino della Gherardesca: il cemento che avanza





----- Original Message -----
From: Comitati dei Cittadini - Firenze
Sent: Friday, January 19, 2007 10:44 PM
Subject: GIARDINO DELLA GHERARDESCA: IL CEMENTO CHE AVANZA

COMITATI DEI CITTADINI – FIRENZE IL GIARDINO DI CEMENTO

Il giardino della Gherardesca:un'altra importante area verde aggredita dal cemento

Allarme monumenti nel centro storico di Firenze

La Repubblica […]. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. (Costituzione della Repubblica Italiana, art.9 ). Per restauro si intende l'intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all'integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali. (Codice dei beni culturali e del paesaggio, DL. 2004/42, art. 29, par. 4 ) A Firenze, da più di due anni, sono in corso lavori per trasformare in albergo di lusso il Palazzo Scala-Della Gherardesca in Borgo Pinti con l' annesso Giardino storico.Il Palazzo, appartenuto fino a pochi anni fa alla SMI (Società Metallurgica Italiana), è poi passato alla multinazionale alberghiera Four Seasons.Il recupero funzionale riguarda anche l'ex Istituto di suore di S. Maria Ausiliatrice in via G. Capponi.I vari N.O. della Soprintendenza ai BB.AA. sono arrivati entro il 2003, mentre la concessione edilizia del Comune, accompagnata da una delibera del Consiglio Comunale, è del 2004. Di cosa stiamo parlando? Parliamo di uno dei più prestigiosi palazzi storici di Firenze il cui nucleo centrale fu concepito da Giuliano da Sangallo, poi trasformato all'inizio del '700 da Antonio Ferri e infine restaurato dal Poggi nel XIX secolo. Si tratta del cortile d'onore del Casino di Bartolomeo Scala, cancelliere della Repubblica fiorentina, amico di Lorenzo il Magnifico, decorato con importanti bassorilievi e citato da Marsilio FicinoIl Palazzo Della Gherardesca, che lo ha poi inglobato, insieme agli annessi di Borgo Pinti, è un edificio di classe 0, cioè monumento per eccellenza, notificato e vincolato ai sensi del D. Lgs 490/99 per il quale si ammettono esclusivamente interventi di conservazione o di restauro, previa approvazione della Soprintendenza. Parliamo inoltre di uno dei più estesi giardini monumentali all'interno delle mura, compreso tra il viale Matteotti e Borgo Pinti: l'originario giardino all'italiana venne risistemato in gran parte secondo il gusto romantico dal conte Guido Alberto della Gherardesca e impreziosito da tempietti e caffehaus su disegno di Giuseppe Cacialli. Nella seconda metà dell'Ottocento venne realizzato il nuovo ingresso monumentale disegnato da Giuseppe Poggi al quale si devono pure gli edifici e il muro di cinta realizzati sul nuovo viale di circonvallazione (oggi viale Matteotti). Il giardino è stato interessato anche da un restauro di Pietro Porcinai dopo la seconda guerra mondiale.Sottoposto a vincolo di tutela come monumento di particolare pregio storico artistico per le leggi 364/1909 e 1089/39, fa parte del patrimonio dei beni culturali del nostro Paese. Gli immobili descritti rappresentano elementi costitutivi della ricchezza architettonica di Firenze, difficilmente compatibili con la funzione alberghiera, ma semmai da destinarsi ad altra funzione (culturale, universitaria, o comunque pubblica e polivalente). Entità degli interventi in corso di realizzazione In questo contesto si prevedono: ·
incrementi di superficie (S.U.L.) di 4.072 mq. pari al 22% di incremento della superficie attuale. ·
un nuovo accesso al Giardino su viale Matteotti con apertura di una breccia nel muro di cinta ottocentesco e costruzione di nuovi volumi ·
la realizzazione di locali di servizio interrati di 4 m. in corrispondenza dell'ingresso principale di Piazzale Donatello ·
la realizzazione ex novo di una rampa lato ingresso servizi ·
il riuso dell'intero giardino con organizzazione dei percorsi ·
la copertura dei cortili delle "Colonne" e delle "Scuderie"
Nel centro di Firenzeil sacrificio dei monumenti sull'altare del lusso è sempre più diffuso Tramite una semplice D.I.A. (Dichiarazione di Inizio Attività) Palazzo Bardi Busini, in via de' Benci, di attribuzione brunelleschiana, è stato recentemente trasformato in 21 appartamenti per l'inglese Knight Frank. Una vasta porzione di tessuto urbano, l'ex-sede del Monte dei Pegni tra via Palazzuolo e Borgo Ognissanti, dopo una variante di PRG e relativo declassamento degli immobili, verrà trasformato in hotel.Questi episodi colpiscono per il semplificato uso degli strumenti urbanistici e per la disinvoltura delle procedure, visto che si tratta di edifici notificati, vincolati o a questi assimilati. Il caso del Palazzo Della Gherardesca è particolarmente grave per l'importanza e il prestigio del complesso, perché di fatto si impedisce un qualsiasi futuro uso pubblico del Giardino per la procedura discutibile adottata dall'Amministrazione Comunale Come si giunge a questa situazione Anche se determinanti sono stati tre N.O della Soprintendenza, niente sarebbe avvenuto senza una Delibera del Consiglio comunale dell'aprile 2004 che permette agli uffici tecnici di rilasciare una Concessione edilizia con procedura di deroga.Questa procedura era necessaria per: ottenere l'incremento di superficie, che negli edifici di classe 0 e di classe 1 non è ammessa modificare alcuni parametri relativi ai rapporti aeroilluminanti previsti dal Regolamento edilizio. Tuttavia la procedura di deroga agli strumenti urbanistici generali (secondo il T.U. D.P.R. 6.6.01) è permessa esclusivamente per edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico, come tali individuati nel PRG, in corrispondenza degli immobili descritti.Su cosa si basa allora la Delibera del Comune? Sul Piano di settore del Turismo, nel quale l'immobile è inserito, che impropriamente viene considerato come norma regolatrice di carattere generale e quindi equiparabile al PRG. In questo modo si permettono quegli incrementi di superficie e volumi incompatibili con immobili vincolati di questa natura. Inoltre in edifici sottoposti a tali vincoli l'aumento di SUL concesso va ad interessare inevitabilmente l'area del Giardino storico.Ne sono una prova i manufatti fuori terra già realizzati ex-novo (nonostante i tentativi di mascheramento con teli verdi), e i vasti locali di servizio interrati con relative rampe di accesso oggi ben visibili al di là dell'ingresso monumentale e del muro di cinta lungo il viale. Ancora una volta siamo costretti: a ricordare l'emergenza Centro storico, classificato sì dall'UNESCO, ma in realtà sguarnito, aggredito e sempre più sottratto all'uso dei suoi cittadini. a denunciare il comportamento dell'Amministrazione comunale che non esita a interpretare leggi e regolamenti non in nome dell'interesse generale ma per assecondare le richieste del capitale immobiliare internazionale. a registrare l'assoluta inadeguatezza della Soprintendenza ai beni Architettonici e del Paesaggio a far valere le istanze della tutela e della conservazione anche nel caso di un patrimonio "super-vincolato" come quello di cui stiamo parlando.

martedì 14 novembre 2006

Nuove costruzioni a Castiglion Fiorentino

-----Messaggio originale-----
Da: Villa Sant'Agnese [mailto:
villasantagnese@villasantagnese.com]
Inviato: martedì 14 novembre 2006 18.52
A:
redazione@patrimoniosos.it
Oggetto: UNA DELLE TANTE VERGOGNE


Tengo a segnalare un'altra " vergogna " in zona sottoposta a vincolo paesaggistico a Castiglion-Fiorentino ( Arezzo ) all'ingresso di via Madonna del Bagno , che si affaccia sulla meravigliosa Val di Chio .

Le altre vergogne ed abusi in questa piccolà città sono numerosi . La Soprintendenza è avvertita .
Tutti cerchiamo di fare qualcosa , ma è necessario cambiare il codice dei Beni Culturali , affinché tutti gli abusi siano impossibile .

Con i miei più cordiali saluti .

Mungo -Buffaut Liliane, Socio sostenitore di ITALIA NOSTRA

sabato 24 giugno 2006

Benevento: le regole ignorate di una città turistica

Da: luigi la monaca [mailto:luigilamonaca@gmail.com]
Inviato: domenica 24 giugno 2007 16.34
A: undisclosed-recipients:
Oggetto: Ekoclub Benevento

Ekoclub International Circolo di Benevento Via Perinetto 38 82100 Benevento

Benevento 24 giugno 2006

COMUNICATO stampa

Le regole ignorate in una città "turistica".

Città museale, culturale, teatrale, turistica, artistica, innovatrice, originale, tranquilla……..!!! Quanti termini per qualificare Benevento, tanti, troppi forse; ma tutti orientati alla valorizzazione di un territorio da sempre penalizzato e trascurato. I vari Enti preposti alla rinascita del Sannio, Provincia in testa, hanno fatto, stanno facendo e faranno molto per il territorio sannita. Qualche risultato positivo si sta cominciando a vedere con i flussi turistici in visita alle reti museali create dalla Giunta Nardone. Una volta giunti a Benevento i turisti, non più per caso, dovrebbero avere una ospitalità adeguata e proporzionata agli aggettivi adoperati per descrivere il capoluogo sannita. Purtroppo si trova una realtà a dir poco da terzo mondo (con tutto il rispetto per il terzo mondo) servizi igienici pubblici inadeguati o inesistenti, mancanza di un punto informativo al centro della città, guide specializzate per illustrare le peculiarità del territorio e, "dulcis in fundo", i ristoratori. Difficile trovare un bar che rispetti la normativa vigente in merito all'esposizione esterna del prezzario relativo ai prodotti in vendita all'interno del locale, per non parlare dei ristoranti, menu inesistenti e ricevute spesso fatte su un pezzo di carta qualunque, In ogni parte del mondo e, ovviamente, d'Italia è obbligatorio per i ristoranti esporre esternamente al locale il menu con i prezzi delle pietanze e dei vini, è obbligatorio portare al cliente il menu con prezzi aggiornati e, soprattutto, la legge impone la ricevuta fiscale o la fattura. A Benevento tutto questo accade solo in pochissimi ristoranti, la maggior parte dei gestori continua, in barba alle più elementari norme comportamentali e in barba alle leggi vigenti, a fare i propri comodi. L'associazione Ekoclub invita tutti i cittadini della provincia di Benevento a pretendere dai ristoratori il rispetto delle regole soprattutto per il bene delle nostre zone, e alle autorità competenti a far rispettare la legge.

Luigi La Monaca – Presidente Provinciale Ekoclub International –

Via Perinetto 38 – 82100 Benevento – tel 0824313674 – fax 0824313673 –

e- mail luigilamonaca@gmail.com

mercoledì 21 giugno 2006

Is Arenas news !

----- Original Message ----
From: stefano deliperi Sent: Wednesday, June 21, 2006 4:24 PM
Subject: Is Arenas news !

Cari amici, il cemento va all'assalto delle dune boscate di Is Arenas ! Buona lettura...

Stefano Deliperi

Gruppo d'Intervento Giuridico

ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/

da La Nuova Sardegna, 21 giugno 2006
Aperto il cantiere per costruire 222mila metri cubi. Le ruspe in azione a Is Arenas. Interrogazione dell'eurodeputata verde Monica Frassoni. Rilasciata la concessione edilizia dal comune di Narbolia nonostante i vincoli naturalistici. PIERO MANNIRONI.
NARBOLIA. Adesso è certo: le ruspe stanno ferendo il paradiso di Is Arenas. Sventrando il bosco, scavando le fondamenta per ville e alberghi a cinque stelle e spianando le dune. Da qualche settimana circolava la voce che la società Is Arenas srl, proprietaria dell'area, avesse cominciato i lavori, dopo avere ottenuto la concessione edilizia dal Comune di Narbolia. Ora c'è la conferma: sulle dune boscate di Is Arenas stanno per essere "vomitati" 222.900 metri cubi di cemento. La reazione degli ambientalisti, che da anni conducono una battaglia durissima contro il progetto, è stata immediata. L'europarlamentare Verde Monica Frassoni ha infatti presentato ieri mattina un'interrogazione con la quale chiede "quali iniziative la Commissione europea intende assumere avverso questa palese e plateale violazione del diritto comunitario e degli obblighi di collaborazione degli stati membri (l'articolo 10 del trattato)". La Frassoni, dopo aver ricordato che esiste una procedura di infrazione contro lo Stato italiano per il "caso Is Arenas", chiede anche alla Commissione se "intende adire alla Corte di Giustizia in merito alle violazioni del diritto comunitario, in tema di direttiva 92/43 CEE". "Purtroppo la vicenda di Is Arenas torna d'attualità - dice Monica Frassoni -. Nonostante sia aperta una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia e nonostante il cambio di governo a livello nazionale e regionale, i lavori del progetto turistico-edilizio sono cominciati mettendo così gli interessi imprenditoriali davanti alla salvaguardia di un complesso dunale boscato che rappresenta una risorsa estremamente importante per la Sardegna dal punto di vista degli habitat naturali". Continua la parlamentare Verde: "Noi continueremo il nostro impegno a fianco delle associazioni ambientaliste locali, che da anni si battono per la difesa delle dune di Is Arenas, perché questa vicenda non diventi in Europa simbolo del malcostume italiano in materia di salvaguardia dell'ambiente. Per questo motivo, chiediamo con forza alle autorità regionali e nazionali di intervenire rapidamente per la tutela del territorio e cercheremo il coinvolgimento del ministro dell'Ambiente in questa vicenda".

LA REAZIONE DEGLI ECOLOGISTI. Anche gli ambientalisti sardi si sono subito messi in movimento. Il Gruppo d'Intervento Giuridico e gli Amici della Terra hanno infatti già trasmesso una segnalazione alla Commissione Europea, al ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, al presidente della Regione Renato Soru e all'assessore dell'Ambiente Tonino Dessì. Dopo avere ricordato tutti i vincoli di tutela esistenti sulle dune boscate di Narbolia e il fatto che esiste una procedura di infrazione in corso contro l'Italia, gli ecologisti ritengono sia necessario "un risolutivo ricorso alla Corte di Giustizia europea". Tagliente il commento del portavoce del Gruppo d'Intervento Giuridico, Stefano Deliperi: "Oggi il piano paesaggistico regionale respingerebbe al mittente il progetto della società Is Arenas srl. Per questo motivo, con gran fretta si è autorizzato il progetto turistico-edilizio e sono iniziati i lavori, approfittando dell'assurda deroga temporanea alle norme di salvaguardia in favore dei Comuni dotati dei Puc attuattivi degli illegittimi Piani territoriali paesaggistici, spazzati via dal Consiglio di Stato e dal Tar". Oggi si apre dunque un nuovo capitolo della lunga e tormentata vicenda dell'investimento immobiliare progettato dalla Is Arenas srl. Una storia di scontri istituzionali anche violenti, di dispute giuridiche e di stranezze. Ma anche di coincidenze sospette e di ombre mai dissipate. Come non ricordare, infatti, l'incredibile tentativo dell'ex ministro dell'Ambiente Altero Matteoli di cancellare Is Arenas dalla geografia dei Sic (siti di interesse comunitario) per favorire l'investimento immobiliare? Una brutta figura per tutto il Paese che è costata all'Italia una "messa in mora complementare". Per capire meglio questa grottesco capitolo della telenovela infinita del progetto immobiliare sulle dune boscate di Narbolia, occorre fare un passo indietro. Tornare cioé al settembre del 2003 quando l'ingrato compito di "degradare" Is Arenas a una comune pineta (dopo essere diventata una caso internazionale che fece addirittura tremare in Svizzera la poltrona del governatore del Canton Ticino, Marina Masoni) venne affidato a un alto funzionario del ministero dell'Ambiente, Aldo Cosentino. Cosentino firmò la richiesta - la prima e finora l'unica in Europa - motivando l'iniziativa del ministero in un modo quanto meno discutibile. In estrema sintesi: Is Arenas doveva essere cancellata dalla rete dei Sic europei, perché la sua integrità era stata seriamente danneggiata dalla società Is Arenas srl e perciò le dune boscate non erano più meritevoli di tutela. In parole più semplici sarebbe come dire: tu società sei resposanbile del deterioramento dell'equilibrio ambientale e perciò ti premio cancellando i vincoli che impediscono la realizzazione del tuo investimento immobiliare.

L'AUTOGOL DI MATTEOLI. L'enormità contenuta in questo assunto non ha bisogno di dimostrazioni. Viene infatti identificato il responsabile di un comportamento non conforme alle norme comunitarie e non solo non lo si sanziona, ma addiritura lo si premia. E' come un corto circuito logico, una negazione del rapporto fondamentale che regola le dinamiche di tutti gli ordinamenti: il principio di responsabilità sul mancato rispetto delle regole e la eventuale sanzione conseguente. Con un eufemismo, si potrebbe dire che si trattò per il ministero dell'Ambiente di un clamoroso autogol. E infatti, puntualmente, arrivò la "messa in mora complementare" allo Stato italiano. E' importante ricordare che già con un "parere motivato" (il numero 4.381 del 9 febbraio 2001) l'esecutivo comunitario aveva ingiunto al governo italiano e alla Regione Sardegna "di conformarsi alla direttiva habitat per valutare correttamente l'impatto ambientale del progetto turistico-edilizio". Il paradosso di questa storia è che corre su due binari paralleli. Da una parte, infatti, c'è la normativa comunitaria che impone un alt al progetto di edilizia residenziale intorno al campo da golf da 18 buche; dall'altra, invece, esiste una storia burocratica e amministrativa che fa riferimendo a norme nazionali e regionali. Ma anche su questo punto si è arrivati inevitabilmente all'inciampo. E cioé che per costruire sulle dune boscate occorre preventivamente una valutazione di impatto ambientale.

LA MAZZATA DEL CONSIGLIO DI STATO. La società Is Arenas srl ha sempre cercato di sfuggire a questa procedura di verifica e di compatibilità. Ha così tentato di far passare il principio che era sufficiente la procedura di verifica preventiva. Tesi appoggiata dall'ufficio Sivea della Regione. Ma a stabilire che i sogni di cemento sulle dune boscate di Narbolia meritino un serio approfondimento è stato il Consiglio di Stato che, nel novembre di due anni fa, accolse il ricorso presentato dagli "Amici della Terra", i quali contestavano la procedura adottata dall'ufficio Sivea della Regione Sardegna. In quella circostanza, i magistrati amministrativi non risparmiarono bacchettate al ministero del'Ambiente guidato da Matteoli, "colpevole" di avere presentato una relazione incompleta sul caso. Infatti scrissero: "Si tratta di un intervento di natura, dimensioni e contenuti rilevanti sul complesso del territorio interessato e che, proprio in relazione alla natura e agli effetti concreti per le ricadute in termini ambientali, economiche e sociali, necessita di approfondimenti e documenti i più completi possibili, anche in relazione al formarsi e modificarsi delle disposizioni normative nel tempo".
Parole che le ruspe stanno cancellando.Dietro la Is Arenas srl una lunga storia di sospetti, di polemiche e di interrogazioni parlamentari. Una complicata geografia societaria. Per anni si è cercato di capire da dove arrivassero i capitali

NARBOLIA. Non solo problemi di rispetto delle regole di salvaguardia ambientale, ma anche una lunghissima polemica su chi ci sia realmente dietro la società Is Arenas srle da dove quindi arrivino i capitali per un investimento, a occhio e croce, di circa 200 milioni di euro. Un problema, questo, approdato più volte in Parlamento, dove si sono manifestati interrogativi inquietanti e perfino il sospetto di foschi scenari. L'onda lunga di queste polemiche è arrivata perfino dentro al cuore della Svizzera, creando seri imbarazzi al governatore del Canton Ticino, la potentissima Marina Masoni. Nella metà degli anni Novanta, il capitale sociale della Is Arenas srl era così suddiviso: alla Antil BV il 46,229% delle quote, alla Promozioni Immobiliari srl il 42,312% e a Gifin Spa l'11,458%. L'Antil BV è dunque l'azionista di riferimento. Nel 1997 la società arriva al 52% del capitale. Chi ci sia realmente dietro questa società "a responsabilità limitata riservata" è stato il vero nodo della trasparenza dell'operazione sulle dune boscate di Narbolia. Si pensava alla Bsi, la Banca Svizzera Italiana, ma il procuratore speciale e portavoce della Is Arenas srl, Piero Maria Pellò, ha prima ammesso e poi negato.
Secondo i documenti ufficiali, la sede legale della Antil BV è: Postbus 782 1000 AT, Amsterdam. Cioé, semplicemente una casella postale. La società è amministrata da una persona fisica e da una holding: l'avvocato d'affari di Lugano Diego Lissi (uomo discusso e riservatissimo, è stato per anni il braccio destro del potente banchiere Tito Tettamanti) e dalla Intra Beheer di Amsterdam. Una holding che non ha dipendenti e non realizza profitti. Ma il dato più interessante è che rappresenta il nodo strategico di un'enorme ragnatela di company che si irradia dall'Olanda, ma che sembra avere anche solide radici nel Canton Ticino. Impressionanti le ramificazioni della Intra Beheer: nella sola Olanda, la holding è dentro ben 357 società, il 99% delle quali sono finanziarie. Ovvia la domanda: chi ha creato, chi gestisce e, soprattutto, a chi serve questo immenso sistema societario virtuale? Sembra un labirintico sistema nel quale far transitare capitali e disperderli per farli poi apparire senza codici d'identità altrove. Nelle more di una causa intentata al nostro giornale, l'amministratore della Is Arenas srl, Raffaele Straquadanio, ammise che dietro la Antil BV c'era la Banca Svizzera Italiana. E successivamente, nell'udienza del 28 giugno 2005, Piero Maria Pellò disse che la Bsi aveva ceduto la Antil BV alla Tecnoservice di Lugano. "Una società dela mia famiglia" disse. Guarda caso, nel consiglio d'amministrazione della Tecnoservice c'era il solito, misterioso, Diego Lissi. Attualmente, la Is Arenas srl sarebbe della Tecnoservice e, quindi, di Pellò. Resta da capire perché tutte le strade continuino a portare a Lugano.

sabato 13 maggio 2006

Cagliari. Area archeologica salva ?

----- Original Message -----
From: stefano deliperi Sent: Saturday, May 13, 2006 5:08 PM
Subject: area archeologica salva ?



Cari amici, la piccola area archeologica di Viale S. Avendrace può diventare la "porta" del parco archeologico-ambientale di Tuvixeddu in corso di realizzazione..se si acquisisce in tempo ! Per ora è salva... Buona lettura.....

Stefano Deliperi

Gruppo d'Intervento Giuridico

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da La Nuova Sardegna, 13 maggio 2006
La Regione ferma le ruspe fra le tombe puniche. Il sito storico dichiarato di interesse pubblico: bloccato per tre mesi il cantiere di Sant'Avendrace. Al posto del palazzo Soru progetta l'ingresso al parco archeologico. MAURO LISSIA

CAGLIARI. Mentre le ruspe rullavano sulle tombe puniche di viale Sant'Avendrace il sindaco Emilio Floris e la Sovrintendenza archeologica guardavano altrove. Alla fine, dopo l'annuncio del 22 marzo, è stata la Regione a prendere le cose in mano: lavori bloccati per tre mesi, in attesa che in base alle norme l'area venga dichiarata "di notevole interesse pubblico". La delibera della giunta è stata firmata ieri e conferma la volontà espressa dal governatore Renato Soru e dall'assessore agli affari generali Massimo Dadea: trasformare il cantiere a ridosso della necropoli nella porta del futuro parco archeologico della città. Nelle prossime ore il provvedimento verrà pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione e trasmesso all'amministrazione comunale, che dovrà farlo osservare senza averlo richiesto. Una sorta di conflitto di sensibilità: malgrado una sentenza esecutiva del Tar la giunta comunale mantiene sull'anfiteatro romano una coltre di legname costata sei miliardi di lire che inorridisce i cagliaritani da quasi sei anni, la Regione si muove per evitare che un sito archeologico venga nascosto dal cemento. Un po' come per il Poetto: la Provincia oscurava la spiaggia storica della città e il sindaco Floris aspettava in silenzio, malgrado la cosa lo riguardasse direttamente. E che si tratti di un sito importante è certo: nella delibera della giunta regionale si fa riferimento a "un sistema di grotte e di emergenze di indubbio interesse e valore storico e archeologico, strettamente connesso con l'area di Tuvisceddu". Gioielli del passato remoto invisibili fino a quando i bulldozer non hanno abbattuto il groviglio di casette che esisteva da un secolo per fare spazio a un nuovo edificio, proprio al fianco della 'Grotta della Vipera', tra i numeri civici 35 e 55 del viale Sant'Avendrace. Sono state le associazioni ambientaliste ad annunciare lo scempio e a denunciarlo, Soru e Dadea hanno letto i giornali e sono andati a vedere di persona. L'idea di sfruttare diversamente quello spazio è nata così, con un semplice sopralluogo. Poi i collaboratori di Soru hanno cercato le norme di tutela su cui basare la delibera: c'erano e si sapeva, soltanto in municipio se n'erano dimenticati. Ora i dirigenti di viale Trento dovranno discutere con l'impresa titolare dei lavori e con il privato. Il decreto legislativo 138 però sembra lasciare poche speranze a chi volesse ostacolare la volontà di Soru: è la Regione che ha "l'obbligo di garantire la sicurezza e la conservazione delle cose immobili che rivestano carattere di bellezza naturale o paesaggistica e di interesse archeologico". Il Comune aveva autorizzato ("legittimamente" è scritto nella delibera) l'apertura del cantiere senza chiedere alcun intervento della Regione. Le autorizzazioni erano a posto e tanto bastava. Eppure la situazione appariva chiara: demolite le vecchie costruzioni che nascondevano il colle di Tuvixeddu, sono apparse subito le sepolture millenarie, minacciate ormai da un'infinità di progetti immobiliari autorizzati dalle varie amministrazioni comunali di centrodestra. Finora i bulldozer si sono limitati a spianare l'area, dove dovevano essere realizzate le fondamenta del nuovo edificio. La Regione assumerà la proprietà dell'area e incaricherà i progettisti di collaborare con la Sovrintendenza archeologica: al posto del solito palazzo, verrà realizzato un piazzale d'ingresso attrezzato.
Ora si attende che la Regione faccia giustizia in un'altro sito storico della città: i bastioni Santa Croce. Con una delibera votata in extremis nell'assemblea civica, cui si è opposto soltanto il consigliere socialista Piero Comandini - il centrosinistra si è coraggiosamente astenuto, con un omaggio postumo a Pilato - il consiglio comunale ha dato il via libera al progetto di installazione dei tapis roulant destinati a cancellare l'antica passeggiata cagliaritana. Ignorati i pareri di storici e intellettuali, una petizione con centinaia di firme e la volontà manifestata chiaramente e rumorosamente dagli abitanti del Castello, la giunta Floris è decisa a portare acciaio e calcestruzzo sulle pietre antiche del bastione, un sistema di camminamenti mobili che nessuno è in grado di stabilire a che cosa serva. I turisti - come confermano i dati dell'ufficio del turismo - sono in costante diminuzione, gli accessi al rione storico sono numerosi e in gran parte agevoli. Se qualche impresa ha bisogno di lavorare, forse sarebbe meglio andasse in periferia.
LE REAZIONI. Soddisfatti gli ambientalisti "Ora il progetto per il parco"
CAGLIARI. I più felici sono gli ambientalisti, i primi a denunciare quanto stava avvenendo sotto gli occhi di tutti i cagliaritani in viale Sant'Avendrace: Stefano Deliperi esprime "forte soddisfazione" a nome del Gruppo di intervento giuridico e degli Amici della Terra, plaude all'ipotesi di soluzione che prevede l'acquisizione dell'area "a titolo bonario" e auspica che si faccia molto in fretta. Per Legambiente quella assunta dalla Regione è "una decisione di grande importanza perchè, seppure il provvedimento di sospensione dei lavori riguardi solo il cantiere di Sant'Avendrace, la giunta regionale assume l'impegno di adottare provvedimenti di carattere più generale con la dichiarazione di notevole interesse pubblico dell'area". Legambiente esprime soddisfazione per una decisione che arriva "dopo tante richieste e appelli dell'associazione, a cui hanno aderito cittadini, parlamentari, consiglieri regionali e comunali e il presidente della Provincia di Cagliari" dichiarandosi "consapevole che la sospensione di tre mesi rappresenta il massimo che la giunta regionale può adottare nell'ambito degli strumenti vigenti" mentre ribadisce il "giudizio fortemente negativo sull'operato della Soprintendenza archeologica". L'associazione auspica che la sospensione "possa essere l'occasione per un cambio di rotta delle istituzioni pubbliche e finalmente si possa delineare un progetto di Parco archeologico e paesaggistico". Anche il candidato sindaco del centrosinistra Gian Mario Selis (Dl) prende atto "con soddisfazione" della sospensione del cantiere nell'area di Tuvixeddu e riconosce alla giunta regionale di essersi mossa per tempo "evitando la costruzione di un palazzo che avrebbe ostruito l'accesso alla necropoli".
IL COSTRUTTORE. "Sbalordito, perchè la Regione si muove soltanto adesso?"
CAGLIARI. "Sono sbalordito": l'amministratore delegato della società "Cocco R. Costruzioni srl.", Raimondo Cocco, commenta così la delibera approvata stamane dalla giunta regionale che ha imposto uno stop cautelativo di tre mesi alla costruzione di un palazzo in viale Sant'Avendrace, a ridosso della zona archeologica di Tuvixeddu, in attesa dell'adozione di provvedimenti che dichiarino il notevole interesse pubblico dell'area. "Non capisco perchè questa decisione arrivi adesso - dice Cocco all'Agenzia Italia - prima di perfezionare l'atto d'acquisto dell'area ho atteso che giungessero a buon fine tutte le procedure richieste dalla legge. Per due mesi giorni ho atteso che la Regione esercitasse l'opzione d'acquisto. Non l'ha fatto. Il vecchio proprietario, prima di vendere, aveva dichiarato tutte le caratteristiche dell'area, come prevede l'articolo 59 del Codice Urbani. Mi chiedo perchè la Regione si svegli solo adesso. Mi sembra ingiusto. A Cagliari - ha concluso l'amministratore delegato - ci sono tante aree libere. Mi chiedo perchè si debba intervenire e creare problemi nel caso in cui ci siano progetti regolarmente autorizzati". L'atto di vendita dell'area, compresa tra i numeri civici 35 e 55 di Viale Sant'Avendrace, è stato concluso nel dicembre del 2004 e poi perfezionato nell'aprile 2005. L'articolo 60 del decreto legislativo 42/2004, il cosiddetto Codice Urbani, prevede che il "ministero, la Regione e altro ente pubblico territoriale interessato hanno la facoltà di acquistare, in via di prelazione, i beni culturali alienati a titolo oneroso al medesimo prezzo stabilito nell'atto di alienazione". Il progetto del palazzo da destinare a uso residenziale e commerciale, prevede una volumetria di 5.200 metri cubi e 18 appartamenti.