Presentazione dell'iniziativa: PAESAGGIOSOS.

Questo è il blog del sito PatrimonioSos, nato nel 2002 per iniziativa di semplici cittadini che operano in maniera del tutto volontaria e disinteressata per la difesa del patrimonio artistico italiano.

Nel corso degli anni alla redazione di PatrimonioSos sono arrivate numerose immagini che documentano danni al patrimonio e al paesaggio perpetrati in tutto il territorio nazionale e che per ragioni tecniche non è stato possibile inserire nel sito.

Ora grazie a questo strumento intendiamo mettere progressivamente online il nostro archivio fotografico e soprattutto integrarlo con nuove foto.

INVIATECI LE VOSTRE FOTO all'indirizzo:
lamonica1.paesaggiosos@blogger.com

LE ISTRUZIONI PER L'INVIO NEL MENU DI SINISTRA DEL BLOG.

giovedì 20 marzo 2008

Lonato: Un capannone accanto ad una rocca: va bene?






REGIONE: Lombardia
PROVINCIA: Brescia
COMUNE: Lonato
TIPO DI BENE: nuova costruzione nei pressi della Rocca
AUTORE FOTO: Fabio Terraroli
DATA FOTO: marzo 2008
-----Messaggio originale-----
Oggetto: Nessuno può fermare questo crimine paesaggistico?

Osservate con attenzione queste fotografie.

Io proprio non riesco a tollerare questa costruzione sorta in un uliveto sulla cresta della collina che domina il centro storico di Lonato a pochi metri dalla Rocca.
Non riesco a tollerarlo anche perché tutta la gente vede questo mostro edilizio come un'offesa al paesaggio incredibilmente compromesso e come un affronto alle leggi che tutelano l'ambiente e il patrimonio storico giustamente vincolanti per molti e inesistenti per altri.
È possibile che nessuno si senta in dovere di intervenire, o che si senta in dovere di spiegare perché non si può intervenire. È possibile che a Moniga siano state fermate alcune costruzioni perché entro il raggio di 200 metri dal castello e qua invece vada tutto bene?

Fabio Terraroli – un lonatese indignato

mercoledì 27 febbraio 2008

Osservatorio Torre di Belloluogo

----- Original Message -----
From: Osservatorio
To: patrimoniosos@patrimoniosos.it
Sent: Wednesday, February 27, 2008 8:56 AM
Subject: In difesa del Salento Bizantino

Osservatorio Torre di Belloluogo, Iniziativa culturale ed umanitaria
In difesa del Salento Bizantino Per salvare il Patrimonio Culturale, Architettonico Artistico Archeologico Ambientale, Monumentale e Storico del Salento Bizantino
Domenica 9 marzo 2008, ore 10.30, Incontro e raduno dei partecipanti presso la Fontana Greca di Gallipoli
ore 11,00 Abbazia Bizantina di San Mauro, Monumento Nazionale, Bene Culturale di proprietà pubblica del Comune di Sannicola, Parco delle Rupi di San Mauro
dalle ore 11.30, Sopralluogo alle Abbazie Bizantine in rovina del territorio di Sannicola e Gallipoli
San Salvatore, San Pietro dei Samari, Monumento Nazionale


Da oltre quattordici anni, l'associazione culturale ideale "Osservatorio Torre di Belloluogo" si batte per la salvaguardia, la tutela e la valorizzazione del Patrimonio Artistico, Culturale ed Ambientale del Salento, ed in particolare delle antiche vestigia della Civiltà Bizantina nel Salento, che rischiano di essere miserabilmente cancellate dalla furia devastatrice e scempiatrice degli uomini.
Dando vita all'a formidabile iniziativa intitolata "Salpando per Bisanzio" (settembre 1996), l'associazione "Osservatorio Torre di Belloluogo" è riuscita finalmente a salvare l'Abbazia Bizantina di San Mauro - Monumento Nazionale - Bene Culturale che appartiene oggi alla proprietà pubblica del Comune di Sannicola (Le).
Ancora una volta, a distanza di anni, dopo altre intense battaglie culturali e civili condotte senza risparmio di energie in difesa dei Beni Culturali del Salento, l'Osservatorio Torre di Belloluogo scende in campo per risolvere definbitivamente le gravissime ed intollerabili situazioni di degrado e distruzione in cui versano le Abbazie Bizantine di San Salvatore e di San Pietro dei Samari, già insignite del riconoscimento di Monumento Nazionale. La prima Abbazia ricade nel territorio comunale di Sannicola, la seconda nel Comune di Gallipoli.


Osservatorio Torre di Belloluogo
Carla De Nunzio – presidente - Beniamino Piemontese – coordinatore, Lecce, 25 gennaio 2008
Osservatorio Torre di Belloluogo, http://www.torredibelloluogo.com/s_pietro-dei-samari.htm

Nella foto: lo stato di rovina della Chiesa di San Pietro dei Sàmari (presso Gallipoli)



Ubicazione: lungo la statale 274, direzione Gallipoli-S.Maria di Leuca, in contrada "Li Foggi"




http://www.torredibelloluogo.com/s_pietro-dei-samari.htm




sabato 23 febbraio 2008

LUCCA Piano attuativo V. N. Sauro

----- Original Message -----
From: "Italia Nostra Sez. Lucca" <
lucca@italianostra.org>
To: "TIRRENO Lucca" <
lucca.it@iltirreno.it>; "CORRIERE DI LUCCA"
<
lucca@ilcorriereonline.it>; "LA NAZIONE - LUCCA"
<
cronaca.lucca@lanazione.net>; "LO SCHERMO" <lettori@loschermo.it>;
<
redazione@loschermo.it>
Sent: Saturday, February 23, 2008 1:46 PM
Subject: Piano attuativo V. N. Sauro

Sezione di Lucca - C/o Istituto Storico della Resistenza – Palazzo Ducale - C. P. 317 – 55100 Lucca
Tel/fax 0583.48461 – lucca@italianostra.org
Lucca, 23.02.08

Al Sindaco del Comune di Lucca, Al Soprintendente ai BAPPSAE di Lucca
LORO SEDI

OGGETTO: interventi edilizi e il volto della nuova città

Da tempo si sta dibattendo sulla rincorsa speculativa all’edificazione edilizia che in quantità considerevole investe ogni parte del territorio comunale. Gli aspetti quantitativi di questa bolla speculativa sono enormi e riconosciuti assurdi ormai da tutti.
Minore attenzione si presta invece alla considerazione di quale modello di vita urbana questi amplisssimi nuovi interventi sono in grado di proporre .
E’ il caso del Piano attuativo presentato da L. P. srl che si sta per concretizzare tra via N. Sauro e via Macelli al posto dei magazzini Lapasca, un piano assai greve, ma passato sotto silenzio per la concomitante attrazione di altri più consistenti progetti (dallo scalo merci, all’ex Lenzi a viale Einaudi)
I 16.500 mc del capannone preesistente sono re-impiegati nella costruzione di 5 edifici multipiano distanziati ad intervalli regolari e che portano negozi, attività direzionali, uffici, residenze. Un modesto parcheggio di superficie addossato ad un filare di stretti alberelli che sottolineano tutto il confine e un più consistente parcheggio interrato (che interessa quasi l’intera superficie del lotto) completano il progetto. Che è soltanto un reimpiego “produttivo” di volumi e non è certamente una proposta di assetto urbano, di assetto articolato di città quale quella che doveva rappresentare un piano attuativo.
Infatti, quando uno strumento urbanistico generale prevede che per una certa area si debba procedere attraverso un piano attuativo è perché ha constatato che per l’importanza della zona e/o per la consistenza dell’intervento è indispensabile un approfondimento che abbisogna di una proposta dettagliata e articolata che deve essere valutata nella sua “compatibilità urbana”.
Ma anche i piani attuativi vengono completamente snaturati nel loro ruolo di ricerca di soluzioni urbanistiche e si riducono alle scarne operazioni dei sensali preoccupati solo di collocare tutti i mc disponibili.
Così a 150 metri dalle Mura, in zona ambientalmente tutelata, in un contesto già caratterizzato da villini mono e plurifamiliari, nascono 5 fabbriconi da periferia e il fantasma di un’area verde, marginalizzata lungo il limiti del comparto e buona, soltanto ed eventualmente, ad accogliere gli escrementi di cani e gatti.
Non è proprio possibile esprimere e pretendere qualche cosa di meglio nella città che si sta ri-costruendo?

Distinti saluti.
Il Presidente (arch. Roberto Mannocci)

venerdì 15 febbraio 2008

Penisola Sorrentina

----- Original Message -----
From: "WWF Penisola Sorrentina" <
sorrentina@wwf.it>
To: <
sorrentina@wwf.it>
Sent: Friday, February 15, 2008 10:01 AM

Cordiali saluti
Andrea Fienga
Responsabile WWF Penisola Sorrentina
www.wwfpenisolasorrentina.org

giovedì 27 dicembre 2007

Parco Archeologico lametino

----- Original Message -----
From: "aquila01" <aquila01@alice.it>
Sent: Thursday, December 27, 2007 9:52 PM
Subject: Re: Parco Archeologico lametino


SCAVI DELLA CITTA' DI TERINA
CHE BATTEVA MONETA DAL 4 SEC A.C.

giovedì 6 dicembre 2007

Tradate: cinema da abbattere

-----Messaggio originale-----
Da: Studio Torresan [mailto:studio_torresan@tin.it]
Inviato: giovedì 6 dicembre 2007 15.21
A: redazione@patrimoniosos.it
Oggetto: Tradate

Dal sito Varesenews:
Tradate - Il sindaco conferma in consiglio comunale che la convenzione con i gestori potrebbe non essere rinnovata. Il centrosinistra: «Ci opponiamo e mobiliteremo la città per salvare l’edificio»
Il cinema Grassi sarà abbattuto


Il cinema Grassi sarà abbattuto. La comunicazione è arrivata direttamente dal Sindaco Candiani, durante il consiglio comunale in cui ha risposto a un’interrogazione sull’argomento presentata dal centrosinistra. Candiani ha spiegato che si tratta di una struttura ormai obsoleta, che non risponde più alle esigenze del territorio, e l’abbattimento potrebbe diventare realtà una volta scaduta la convenzione con gli attuali gestori, l’associazione Filmstudio ‘90: «Purtroppo il Paolo Grassi è in una situazione difficile e investire in quella struttura sarebbe più dispendioso che crearne una nuovo – spiega il primo cittadino -, non ci sono nemmeno le condizioni per metterci le mani, dai parcheggi all’accessibilità». Dura la posizione del centrosinistra: «Dopo un lungo tergiversare, il Sindaco ha finalmente ammesso che, scaduta la convenzione con gli attuali gestori, lo storico cinema di Tradate verrà abbattuto – spiegano dalla minoranza in una nota -. Siamo fermamente contrari a questa ipotesi, convinti che la struttura, grande patrimonio immobiliare dei tradatesi, può essere recuperata e riconvertita sotto altre forme; l’Amministrazione, che tanto spende in consulenze, non ha mai commissionato uno studio per una ristrutturazione dell’edificio. Per questi motivi ci mobiliteremo e coinvolgeremo i cittadini per impedirne l’abbattimento».

Giovedi 6 Dicembre 2007
redazione@varesenews.it

sabato 22 settembre 2007

BENEVENTO L'Arco imbrattato

Da: Luigi La Monaca [mailto:luigilamonaca@gmail.com]
Inviato: sabato 22 settembre 2007 0.41
Oggetto: Re: L'Arco imbrattato

Ekoclub International Benevento - Anche l'Arco di Traiano imbrattato. Maggiori controlli alla città durante la notte.

Abbiamo letto su un giornale cittadino la lamentela di una signora costretta a mille peripezie in Via Verdi, al centro di Benevento, per soccorrere l'anziana madre "preda" degli incivili della notte. L'articolo recitava così: "Di questi vicoli ci si ricorda solo in occasione di Quattro notti e più…di luna piena". Inizia così lo sfogo amaro di una donna, da poco non più residente al Centro storico cittadino, che questa notte è dovuta correre in soccorso dell'anziana madre, destata nel sonno dagli schiamazzi di alcuni balordi. L'ottantottenne signora residente a via Verdi, il vicoletto adiacente al Teatro Vittorio Emmanuele, ha trovato stamani i ciottoli della strada completamente ricoperti di vernice e di scritte "amorevoli". Gli autori del gesto, rimasti ignoti, hanno abbandonato i secchi di vernice, i pennelli e le bottiglie con cui si sono dedicati alla singolare opera di arredo urbano, lungo i vicoli che sbucano su Corso Garibaldi sicché nel pomeriggio alcuni giovani hanno preso a giocare tirando calci alle bottiglie e rischiando così di imbrattare anche l'arteria principale della città....... Già a dicembre del 2006, Ekoclub Internazionale, nella persona del suo Presidente Provinciale Luigi La Monaca, aveva messo in guardia le autorità preposte alla tutela della città e dei suoi monumenti sul "fenomeno" sempre più dilagante degli "imbrattatori notturni". Ora, dopo la denuncia fatta dalla signora ottantottenne di Via Verdi, il problema si ripresenta nella sua totale gravità. Si parla tanto di telecamere per la video sorveglianza al traffico, a nostro modesto avviso sarebbe più opportuno sorvegliare i monumenti e il centro storico. Una cosa che ci lascia perplessi è anche il disinteresse degli amministratori nel cancellare le scritte e ripulire muri e monumenti. Nella foto allegata, dove si evince una scritta "lucamaria" si può anche notare che la scritta è sull'Arco di Traiano, ed è li da più di un anno, e nessuno si è interessato a cancellarla. Queste scene sono da "terzo mondo", con tutto il rispetto per le popolazioni africane, è assurdo che nel terzo millennio un monumento importante come l'Arco di Traiano, sia preda dei vandali (lucamaria) e che nessuno s'interessi a ripulire l'importante monumento. Ekoclub, se la soprintendenza non provvederà a ripulire l'Arco, trasmetterà le foto al Ministro Rutelli, nella speranza che almeno lui faccia qualche cosa. Per l'informazione di tutti posiamo assicurare che la scritta "lucamaria" è presente anche all'Hortus conclusus, in Vico Noce e in alcuni palazzi di Via Traiano...possibile che nessuno se ne sia accorto? Ekoclub propone maggiori controlli e maggiore pulizia dei muri e dei monumenti cittadini.



domenica 16 settembre 2007

Patrimonio archeologico e naturale in pericolo a Civitavecchia: mole civiche settecentesche, acquedotto innocenziano, ponte del pisciarello di epoca romana e molta natura







Da: Posta Fastweb [mailto:marco.foschi@fastwebnet.it] - Inviato: domenica 16 settembre 2007 17.22 - A: redazione@patrimoniosos.it
Oggetto: Patrimonio archeologico e naturale in pericolo a Civitavecchia: mole civiche settecentesche, acquedotto innocenziano, ponte del pisciarello di epoca romana e molta natura

Sono un consigliere circoscrizionale di Civitavecchia e sono molto preoccupata per dei beni culturali ed ambientali in pericolo in quanto la zona dove si trovano è oggetto di un mega progetto per una bretella di raccordo autostradale.

Vi riassumo la questione: la Vallata della Fiumaretta è stata oggetto, in questi ultimi anni, di interventi di bonifica, di riqualificazione, di risanamento idrogeologico, con il suo recupero ad una funzione di area a verde al servizio della città, tutto ciò grazie a dei fondi regionali; si è provveduto anche al recupero delle Mole Settecentesche, preesistenza di archeologia industriale, l'acquedotto innocenziano che fu voluto fortemente dal Sommo Pontefice Innocenzo XII, quest'opera ebbe inizio nel 1692. Da un punto di vista più strettamente naturalistico, infine si è disposto il reimpianto di vegetazione autoctona, attraverso interventi di ricostituzione di ambienti naturali. ebbene tutto ciò sta per morire perchè questa Vallata dovrà essere percorsa da un'opera inutile, utile solo per ricevere fondi.

In allegato troverete foto scattate nella zona e un documento in cui sono riassunti i beni di maggiore interesse.

Certa di ricevere un vs aiuto, l'occasione mi è gradita per porgere cordiali saluti.

Gabriella Rossi 349/1219985 - gabriella.rossi@ambienteelavoro.eu - marco.foschi@fastwebnet.it

Notizie e caratteristiche naturali della Valle di Fiumaretta

La Fiumaretta e un piccolo corso d’acqua della lunghezza di appena otto chilometri, che prende il via con una un paio di ramificazioni iniziali, dalla località Le Larghe: la vallata sottostante alla strada asfaltata che, dal complesso delle Terme Taurine risale al Casale Tramontana.
Il nostro fiumiciattolo che, inizialmente, taglia un’ampia zona di orti, vigne e terreni utilizzati a pascolo, giunto all’altezza dell’autostrada (zona Santa Lucia), s’affossa nel terreno attraverso un intrigo di rovi, pruni selvatici e stracciabraghe sino al Ponte del Pisciarello, dove la natura del terreno si fa diversa ed il fosso da vita al suo angolo più suggestivo: un breve tratto appena dove la via d’acqua, discesa dalla Braccianese va incontro al Ponte del Pisciarello coperto di edera, e dopo qualche centinaio di metri rimonta l’altra sponda del torrente, prima che le pareti di pietra ristringano la valle.
Ed è qui, là dove il prato s’allarga, le querce si fanno possenti ed i cespugli radi, che la Fiumaretta scorre più tranquilla, tra banchi di rocce arrotondate, con i frassini, i pioppi e le tamerici che, dalle sue rive si specchiano sul fondo ghiaioso: un’ambientazione naturale degna dell’antico guardiano dell’acqua.
Da lì in poi, sino ad arrivare al ponte del Diavolo: ponte di epoca romana, posto all’altezza del Km……della provinciale Braccianese/Claudia, da vita alla splendida vallata de La Fiumaretta che, tutti o quasi tutti conoscono e che è, poi, la zona che a noi interessa maggiormente: alte pareti di roccia su entrambi i lati del tracciato fluviale, dove la parte idrografica destra si fa notare per l’assenza quasi completa di vegetazione, mentre al contrario, la riva sinistra è caratterizzata da un intensa copertura arborea ed arbustiva: con olmi e roverelle, anche di notevole grandezza, e cespugli di lentisco, di prugnolo selvatico, di perastri e fitti ginestreti.
A riguardo della bontà delle acque, poi, considerando che lungo le sponde del nostro torrente non si individuano costruzioni abitative di una certa importanza né scarichi fognari rilevanti, si è portati a pensare che le acque di questo fosso mantengano ancora un accettabile grado di purezza: almeno sino al Ponte del Diavolo.
Da Ponte del Diavolo in poi, purtroppo, La Fiumaretta perde le sue incomparabili caratteristiche ambientali, finendo per confluire nella zona portuale, colma dei liquami e carica di maleodoranti effluvi, raccolti attraverso il suo passaggio lungo il Depuratore Comunale.

E’ comunque, nel tratto “doc” della Fiumaretta che, oltre alle sue indubbie caratteristiche ambientali e scenografiche, troviamo anche le più interessanti particolarità storiche/archeologiche, ad iniziare dal Ponte del Pisciarello, sul quale, un tempo, ha transitato l’acquedotto traianeo e quello innocenziano; più avanti tratti ben conservati dello stresso acquedotto e di altre vie d’acqua ugualmente importanti, e poi, a metà strada le ben note mole per la macinazione del grano, ad oggi, finalmente in fase di ristrutturazione


Il Ponte del Diavolo

Il termine Ponte del Diavolo, diffuso in tutta l’Europa centro-occidentale, appare in buona percentuale connesso proprio con ponti romani o medioevali, dislocati su torrenti particolarmente vorticosi o ampi fiumi in corrispondenza di importanti vie di transito; il demonio ne è l’artefice e costituisce una costante minaccia per il pellegrino, confortato, al pari del viandante, dalle ricorrenti croci e cappelle distribuite sul suo cammino, quale monito a non lasciarsi mai perdere d’animo e a trovar sostegno nella preghiera nei momenti peggiori o meno favorevoli al viaggio.
Il nostro Ponte del Diavolo era posto a cavallo del Fosso Fiumaretta 8all’altezza del Km. 71,700 della strada che da Allumiere conduce a Civitavecchia), sino a quando, nel 1944, i Tedeschi in ritirata non lo fecero saltare in aria. Era ad una sola arcata in conci di pietra scaglia (ampiezza di m. 8.80), sorretta da due piloni, di cui rimangono alcuni avanzi inglobati nel calcestruzzo del ponte moderno della Provinciale Braccianese – Claudia.

(Pag. 207 – I Pellegrini nella Tuscia Medioevale: vie, luoghi e merci.)


L’acquedotto Innocenziano

Sul finire del secolo XVI, la Comunità di Civitavecchia, per far fronte alle sue necessità idriche, decise di ricostruire proprio quell’acquedotto romano che, l’Imperatore Traiano aveva voluto 16 secoli prima, allo scopo di rifornire d’acqua il porto di Centoncelle.
E’ come allora, il progettista dei lavori, arch. Carlo Fontana, per tale approvvigionamento penso bene di fare riferimento alle due sorgenti già utilizzate in precedenza: quella del Passo della Vecchia, attualmente detta dei “5 bottini”, ubicata nelle vicinanze del villaggio delle Cave Vecchie, e la sorgente della Trinità, posta nelle vicinanze del Romitorio della Trinità.
La costruzione di questa importante opera, propiziata dal Sommo Pontefice Innocenzo XII e sostenuta economicamente da…………..ebbe inizio nell’anno 1692. La via d’acqua che attraversava un territorio impervio e selvaggio si sviluppava su un percorso sinuoso di circa 24 miglia, pari a circa 35 chilometri attuali; superava 73 fossi e torrenti ed altrettanti ponti, tra cui il più imponente era quello che scavalcava il Fosso del Pisciarello, composto di 17 arcate per una lunghezza di 100 metri.
Durante i lavori furono aperti cave di pietra e materiali diversi, tracciate innumerevoli strade di servizio per il passaggio dei carri: di cui molte ancora utilizzabili a piedi ai giorni nostri, disboscate vaste aree collinari e perforate diverse gallerie, la più complessa delle quali fu quella che attraversava Monte Rovello, della lunghezza di mezzo miglio (700 metri circa), interamente scavata nella roccia.
Dopo molte difficoltà e grandi fatiche, nell’anno 1696, l’acqua potabile giunse a Civitavecchia presso il Ponte del Belvedere: un imponente acquedotto o viadotto, che ancora oggi, se pur provato dall’usura del tempo, possiamo ammirare insieme ai resti di altre strutture idrauliche (cunicolo, bottini e ponticelli), transitando sulla stradina che lascia via Terme di Traiano all’altezza di via E. Berlinguer, in direzione della zona delle Molacce e giunta proprio alle antiche mole, costeggia piacevolmente il Fosso de La Fiumaretta per un paio di chilometri.
Alla morte del Santo Sovrana l’opera fu condotta a termine dal suo successore Clemente XI e finalmente nell’anno 1702, tra la gioia di tutti i civitavecchiesi, il prezioso liquido arrivo al Fontanone del Vanvitelli al porto, ed a tutte le altre fontane della nostra città.
L’antico acquedotto, detto “a canale libero”, assicurò acqua purissima alla nostra città sino alla fine dell’800, e successivamente fu sostituito da una tubatura metallica che, seguendo in gran parte il medesimo percorso, ha continuato a rifornire Civitavecchia, almeno, sino agli anni cinquanta.



Le mole per la macinazione del grano

Sino all’arrivo dei mulini azionati a motore in epoca moderna, per i civitavecchiesi la macinazione del grano ha sempre costituito un grosso problema.
La mancanza attorno alla nostra città di corsi d’acqua, che permettessero il regolare funzionamento di queste mole, costrinse per secoli gli abitanti di Civitavecchia a ricorre alle macine che si trovavano lungo il fiume Mignone, le quali, pur attive quasi tutto l’anno, erano però dislocate in territorio cornetano.
E tutto questo con un forte aggravio di costi di trasporto e l’obbligo di pagare una gravosa tassa sul macinato alla stessa città di Corneto.
Alla fine di evitare tali inconvenienti più volte i civitavecchiesi avevano cercato di costruire macine in zona, ma, ostacolate dalla limitata portata d’acqua dei nostri fossi, le lodevoli iniziative rimasero quasi tutte senza utilità pratica; le mole finirono per funzionare solo per una breve parte dell’anno.
Oltre alle ben noti mulini sul fosso di Fiumaretta, di cui tra poco andremo a parlare, di certo, una delle strutture per la molitura del grano più antica del nostro territorio è quella costruita, sul finire del 1600, dalla città di Civitavecchia lungo il fosso Marangone, in zona Prato Cipolloso, di cui se ne possono notare i resti sulla riva destra del corso d’acqua.
A comprova dell’esistenza di questa vecchia mola, ancora oggi questa specifica località viene chiamata “La Moletta”; come viene chiamato “della Moletta”, il fossetto che scorre nei pressi.

(da I Segreti del Marangone di Mauro Tisselli – pag. 279 e 280)

mercoledì 5 settembre 2007

CHIA, CEMENTO A RIDOSSO DELLE DUNE !

----- Original Message -----
From: Stefano Deliperi
Sent: Wednesday, September 05, 2007 5:09 PM
Subject: CHIA, CEMENTO A RIDOSSO DELLE DUNE !
CHIA, CEMENTO A RIDOSSO DELLE DUNE ! Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico hanno inoltrato un nuovo esposto (5 settembre 2007) alle amministrazioni pubbliche (Ministeri per i beni e attività culturali e dell'ambiente, Assessorati regionali dell'urbanistica e della difesa dell'ambiente, Comune di Domus de Maria, Servizio tutela del paesaggio, Soprintendenza ai beni ambientali di Cagliari), al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, ai Carabinieri del N.O.E. ed alla Magistratura competenti in relazione ai lavori in corso per la realizzazione di residenze stagionali ("seconde case") in loc. Chia – Monte Cogoni – Porto Campana, a pochi passi dalle dune e dal mare, in Comune di Domus de Maria (CA). L'area di Chia è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni). Rientra, inoltre, nell'istituenda riserva naturale regionale "Capo Spartivento e Stagni di Chia" ai sensi della legge regionale n. 31/1989 (allegato "A") ed è contigua al sito di importanza comunitaria (SIC) "Stangioni de su Sali e di Chia" (ITB04235) ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali. Nel piano paesaggistico regionale – P.P.R. (deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006) l'area appare ricompresa nell'ambito di paesaggio costiero n. 3 "Chia" (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata in parte "area naturale e sub naturale", "area semi-naturale", "area ad utilizzazione agro-forestale" e "insediamenti turistici". Essendo comunque il Comune di Domus de Maria sprovvisto di P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie di cui all'art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. Nel caso specifico, qualora si tratti di comparto inedificato di piano di lottizzazione – così come sembra - ogni intervento non autorizzato definitivamente appare dover esser rivisto alla luce delle disposizioni del P.P.R. e potrebbe esser realizzato soltanto previa "intesa" (art. 11 delle norme tecniche di attuazione) fra Regione, Comune e Privati. Inoltre, si deve rammentare che, per legge e giurisprudenza costante, l'efficacia di un piano di lottizzazione è di 10 anni, terminati i quali non possono più essere realizzate le parti (es. comparti) inattuale. Il piano di lottizzazione è stato convenzionato nel lontano agosto 1979, quindi, se non sono intervenuti sconosciuti atti di rinnovo, è scaduto da un bel pezzo. Insomma, sono parecchi gli aspetti legali ed ambientali che necessitano dei doverosi approfondimenti, così come sono numerosi i casi già denunciati dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico che hanno provocato a Chia l'arrivo della Polizia giudiziaria e della Procura della Repubblica. Evidentemente necessario per salvaguardare un patrimonio ambientale continuamente a rischio a causa di una speculazione immobiliare arrembante.
p. Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra Stefano Deliperi

ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/
p. Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra Stefano Deliperi

martedì 14 agosto 2007

Collezione Archeologica "Adolfo Colosso"

Doris Ria [mailto:doris_ria@hotmail.com] Inviato: martedì 14 agosto 2007 19.56 A: redazione@patrimoniosos.it; redazione@patrimoniosos.it
Oggetto: Collezione Archeologica "Adolfo Colosso"

In allegato, trasmetto materiale inerente la Collezione Archeologica "Adolfo Colosso", inaugurata il 23 giugno scorso ad Ugento, chiedendo, se fosse possibile, di darne notizia nel Vostro importante sito.

resto a disposizione per ogni chiarimento o integrazione.
ringrazio e saluto cordialmente.

Doris Ria
STUDIO DI CONSULENZA ARCHEOLOGICA
73059 UGENTO (Lecce) - Via Piave n° 21
Cell: +39 329/3915761
Tel. e Fax: +39 0833/554.843
e-mail:
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Collezione Adolfo COLOSSO Palazzo Colosso, via Messapica 28 Ugento (LE)

La Collezione Colosso, conservata ad Ugento (Le), all’interno di Palazzo Colosso in via Messapica 28, è una delle poche collezioni storiche della regione Puglia, formatasi con materiali rinvenuti ad Ugento e nel suo territorio nel secolo XIX. La prima menzione della collezione è in Cosimo De Giorgi, La Provincia di Lecce II, (Lecce 1888, ristampa anastatica, p. 200) allorché cita la “collezione di cimeli ricavati dalle tombe... in casa dei signori Colosso”. La raccolta, iniziata dal Barone Colosso e continuata dal defunto Adolfo Colosso, “appassionato cultore di storia patria”, viene ricordata dagli scrittori locali come sempre esistente al piano terra dell’omonimo Palazzo “gelosamente custodita dai figli Luigi e Massimo Colosso”. I 794 reperti si inquadrano complessivamente tra il VI secolo a.C. e l’età altomedioevale. Ad essi si aggiungono esemplari di età moderna quali armature ed armi, palle di cannone, ecc. I reperti databili dal VI secolo a.C. all’età ellenistica documentano le classi di materiali diffuse nel territorio della Messapia e si riferiscono, in numero elevato, a forme del repertorio ceramico indigeno. Le trozzelle coprono l’intero arco cronologico di diffusione della forma ceramica. Esse connotano costantemente in Messapia i corredi funerari femminili, sottolineando il rango rivestito dal personaggio sepolto all’interno della comunità di appartenenza. Anche le lekanai rientrano insieme ai piatti a vernice bruno – rossiccia, nel novero delle forme ceramiche di tradizione indigena diffuse a partire dal V secolo a.C. Le ceramiche di importazione greca sono rappresentate da lekythoi attiche. Alla “ceramica di Gnathia” sono riferibili otto reperti inquadrabili dall’ultimo venticinquennio del IV alla prima metà del III secolo a.C. Costituiscono attestazioni di buona qualità il grande skyphos, la pelike, le due oinochoai. Nella classe ceramica a vernice nera si inserisce un elevato numero di reperti che si distribuiscono tra il V e il II secolo a.C. quali piatti, skyphoi, tazze biansate e monoansate, coppette e brocche.Le lucerne, presenti nella raccolta in numero elevato appartengono per la maggior parte a tipi ellenistici, tra cui alcuni esemplari greco – ellenistici d’ importazione. Sono attestati anche tipi di tradizione italica e romana. Tra le realizzazioni coroplastiche, di particolare interesse appare un disco fittile con rappresentazione a rilievo di vari oggetti. La suppellettile in terracotta destinata alla sepoltura è invece costituita dai tintinnabula e da alcune terrecotte femminili. Un reperto alquanto raro è l’elmo pileo fittile, databile tra la seconda metà del IV e gli inizi del III secolo a.C. Nella collezione sono presenti anche reperti scultorei che confermano l’inserimento di Ugento tra i siti messapici che hanno restituito elementi pertinenti alla decorazione di naiskoi di tipo tarantino. Fra questi si distinguono una testa di impronta scopadea della fine del IV secolo a.C. e un frammento ad alto rilievo raffigurante un guerriero probabilmente a cavallo, di età ellenistica. Tra gli elementi scultorei acquistano particolare rilievo un torso maschile in pietra con braccia sollevate verso l’alto, un frammento in marmo raffigurante un corpo di un animale ed una clava in marmo riferibile ad una statua colossale di Ercole, tutti di età romana. Particolare rilievo assumono i capitelli tra cui spicca un capitello dorico con abaco decorato da rosette, strettamente confrontabile con il capitello su quale era collocata la statua dello Zeus stilita. Una provenienza da depositi votivi sembra ipotizzabile per i numerosi oggetti miniaturistici presenti come kantharoi, oinochoai, brocchette, pelikai, olpai, e situle. Si segnala inoltre la presenza numerosa di epigrafi, in lingua messapica e latina. Per quanto esposto, si ritiene che la collezione Colosso rivesta nel suo insieme un notevole valore documentario, sia per la presenza di molteplici reperti riferibili a produzione propria del Salento, sia per la rarità e il pregio di molti degli esemplari in essa custoditi. Il progetto di valorizzazione della collezione all’interno delle scuderie di Palazzo Colosso, costituisce un’iniziativa di grande rilievo nella prospettiva della pubblica fruizione della raccolta, la cui formazione risale ai decenni centrali dell’ Ottocento, periodo in cui il collezionismo è stato determinante per la conservazione nella nostra regione di esemplari di altissima qualità, svolgendo inoltre un ruolo importante nella formazione di molti musei pugliesi.______________________________________

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