Presentazione dell'iniziativa: PAESAGGIOSOS.

Questo è il blog del sito PatrimonioSos, nato nel 2002 per iniziativa di semplici cittadini che operano in maniera del tutto volontaria e disinteressata per la difesa del patrimonio artistico italiano.

Nel corso degli anni alla redazione di PatrimonioSos sono arrivate numerose immagini che documentano danni al patrimonio e al paesaggio perpetrati in tutto il territorio nazionale e che per ragioni tecniche non è stato possibile inserire nel sito.

Ora grazie a questo strumento intendiamo mettere progressivamente online il nostro archivio fotografico e soprattutto integrarlo con nuove foto.

INVIATECI LE VOSTRE FOTO all'indirizzo:
lamonica1.paesaggiosos@blogger.com

LE ISTRUZIONI PER L'INVIO NEL MENU DI SINISTRA DEL BLOG.

sabato 21 marzo 2009

"NON voglio più vivere così"

In allegato le foto della nuova campagna di promozione della Regione
Toscana interpretate dal Comitato per Campiglia per il bene della Val
di Cornia. "NON voglio più vivere così" vale più di ogni commento. Da
scoprire anche sul nostro sito.

Cordiali saluti,

COMITATO PER CAMPIGLIA
http://web.me.com/comitatopercampiglia
mailto: comitatopercampiglia@alice.it

Comitato NO CRESCENT

----- Messaggio inoltrato da pimorena@tin.it -----
Data: Thu, 19 Mar 2009 09:15:12 +0100
Da: "Avv. Pierluigi Morena" <
pimorena@tin.it>
Oggetto: Comitato NO CRESCENT
A:
redazione@patrimoniosos.it

A SALERNO NASCE UN COMITATO PER DIRE NO

AL CRESCENT DI BOFILL

A Salerno è nato un Comitato per dire no al "Crescent", il
mastodontico lotto cementizio progettato dall'architetto catalano
Bofill.

Centinaia di cittadini si sono mobilitati contro l'edificio -
saracinesca che sorgerà nei pressi della storica spiaggia di Santa
Teresa, un'area -tra le più pregiate- che chiude il noto lungomare
della città tirrenica.

Il progetto prevede la costruzione di centinaia di alloggi privati a
immediato ridosso del mare, in una zona - in tempi recenti - demanio
marittimo. Un enorme edificio a mezza-luna. E poi parcheggi
pertinenziali interrati, e così via. Tutto stretto nelle mani dei
privati. Il vantaggio per la collettività risiederebbe nella
costruzione di parcheggi sotterranei, ora invero già esistenti in
superficie. Anni dopo gli abbattimenti del "Fuenti", delle catapecchie
lungo la Litoranea di Eboli, del Villaggio Coppola a Castelvolturno,
del cosiddetto "edificio saracinesca" a Punta Perotti sul lungomare
barese, sul lungomare di Salerno si dà corpo ad interventi esalanti un
intenso odore cementizio. Quarantaquattro mila metri cubi di
calcestruzzo. Una "muraglia" alta trenta metri che si estenderà per
ben trecento metri alterando per sempre un pezzo di città: tratti
emblematici del Lungomare e del centro storico vedranno chiudersi la
visuale verso il mare e verso la Costiera dall'anfiteatro di cemento
di Bofill.

Il Comitato "No Crescent" in pochi giorni ha raccolto decine di
adesioni e di firme: l'obiettivo è opporsi all'alterazione del
paesaggio e alla programmata cementificazione di Santa Teresa.

Il pensiero corre veloce ad Armando Perotti - poeta barese - che
negli anni '20 lottava contro l'edificazione del "palazzo -
saracinesca" il quale rappresentava un ostacolo all'estensione a
perdita d'occhio del lungomare del capoluogo pugliese. Così il
letterato dava voce alla sua indignazione: "Compierono la <criminosa
follia> di chiudere con un edificio, di cui non discuto la forma e gli
scopi, lo sbocco del corso sul mare. In un altro Paese quella infamia
sarebbe stata cancellata a furia di popolo: da noi ci si abitua a
tutto, anche ad essere accecati, a essere soffocati". Mobilitarsi per
non rimanere asfissiati dal cemento è ora possibile.

Comitato NO CRESCENT

Il Consiglio direttivo:

Pierluigi Morena, avvocato

Renato Giordano, architetto

Luciana Cantore, geologo

Gennaro Antico, ingegnere

Andrea Cioffi, ingegnere

Feliciano Di Niola, architetto

Marco Coraggio, architetto

comitato.nocrescent@gmail.com

venerdì 20 marzo 2009

Comitato No Crescent a Salerno

A SALERNO NASCE UN COMITATO PER DIRE NO

AL CRESCENT DI BOFILL

A Salerno è nato un Comitato per dire no al "Crescent", il mastodontico lotto cementizio progettato dall'architetto catalano Bofill. Centinaia di cittadini si sono mobilitati contro l'edificio – saracinesca che sorgerà nei pressi della storica spiaggia di Santa Teresa, un'area –tra le più pregiate - che chiude il noto lungomare della città tirrenica.

Il progetto prevede la costruzione di centinaia di alloggi privati a immediato ridosso del mare, in una zona – in tempi recenti - demanio marittimo. Un enorme edificio a mezza-luna. E poi parcheggi pertinenziali interrati, e così via. Tutto stretto nelle mani dei privati. Il vantaggio per la collettività risiederebbe nella costruzione di parcheggi sotterranei, ora invero già esistenti in superficie. Anni dopo gli abbattimenti del "Fuenti", delle catapecchie lungo la Litoranea di Eboli, del Villaggio Coppola a Castelvolturno, del cosiddetto "edificio saracinesca" a Punta Perotti sul lungomare barese, sul lungomare di Salerno si dà corpo ad interventi esalanti un intenso odore cementizio. Quarantaquattro mila metri cubi di calcestruzzo. Una "muraglia" alta trenta metri che si estenderà per ben trecento metri alterando per sempre un pezzo di città: tratti emblematici del Lungomare e del centro storico vedranno chiudersi la visuale verso il mare e verso la Costiera dall'anfiteatro di cemento di Bofill.

Il Comitato "No Crescent" in pochi giorni ha raccolto decine di adesioni e di firme: l'obiettivo è opporsi all'alterazione del paesaggio e alla programmata cementificazione di Santa Teresa.

Il pensiero corre veloce ad Armando Perotti - poeta barese – che negli anni '20 lottava contro l'edificazione del "palazzo - saracinesca" il quale rappresentava un ostacolo all'estensione a perdita d'occhio del lungomare del capoluogo pugliese. Così il letterato dava voce alla sua indignazione: "Compierono la <criminosa follia> di chiudere con un edificio, di cui non discuto la forma e gli scopi, lo sbocco del corso sul mare. In un altro Paese quella infamia sarebbe stata cancellata a furia di popolo: da noi ci si abitua a tutto, anche ad essere accecati, a essere soffocati". Mobilitarsi per non rimanere asfissiati dal cemento è ora possibile.

Comitato NO CRESCENT

Il Consiglio direttivo:

Pierluigi Morena, avvocato

Renato Giordano, architetto

Luciana Cantore, geologo

Gennaro Antico, ingegnere

Andrea Cioffi, ingegnere

Feliciano Di Niola, architetto

Marco Coraggio, architetto

comitato.nocrescent@gmail.com

martedì 17 marzo 2009

mercoledì 11 marzo 2009

TRAMVIA: MA CHE C'E' DA FESTEGGIARE?

----- Messaggio inoltrato da comitatideicittadini@email.it -----
Data: Wed, 11 Mar 2009 11:30:45 +0100

COMITATI DEI CITTADINI - FIRENZE

Tramvia: 15 marzo

Altro che festeggiamenti!

A volte l'arroganza della politica può essere smascherata con qualche foto.

Quelle che vi mostriamo si riferiscono al cantiere della tranvia, allo
sbarco del ponte nuovo dalla parte delle Cascine e sono state fatte in
occasione della recente apertura del ponte ai cittadini.

Come vedete, le traversine che dovrebbero reggere i binari sono storte
e molte non toccano il terreno.

Inoltre, a pochi giorni dal cosiddetto giro di prova, per il quale si
preparano delle celebrazioni quantomeno inopportune, i cantieri sono
molto lontani da essere terminati.

Il vicesindaco Matulli, Dio lo perdoni, in una assemblea pubblica del
giugno 2008 affermò con grande enfasi che i cantieri si sarebbero
conclusi tassativamente a dicembre 2008, altrimenti le ditte
appaltatrici avrebbero subito delle penali.

Il vicesindaco è stato - per l'ennesima volta - smentito.

Quali le responsabilità?

Incompetenza?

Approssimazione?

Impreparazione?

Imperizia?

Arroganza?

Quali i responsabili? i progettisti, i direttori dei lavori, gli
uffici del comune che dovevano controllare?

Resta il fatto che la linea 1 della tranvia non viaggia ancora e siamo
oggi 15 mesi di ritardo sulla data che lo stesso vicesindaco aveva
indicato come tassativa.

Questo ci domandiamo:

Perché non si attiva la Corte dei conti

per sperpero di denaro pubblico?

Perché non si attiva la magistratura penale

per capire se oltre l'incompetenza ci sia stato il dolo?

TOSCANA Demolizione delle Laverie: illustrazioni del danno

In allegato troverete, oltre alla risposta del Comitato al Comune, due foto che illustrano in maniera spettacolare il valore storico delle Laverie distrutte poche settimane fa dalla Sales. Informazioni complete sul nostro sito.

Cordiali saluti,

COMITATO PER CAMPIGLIA
http://web.me.com/comitatopercampiglia
comitatopercampiglia@alice.it

martedì 24 febbraio 2009

I NUOVI BARBARI - Comunicato del Comitato per Campiglia

---- Messaggio inoltrato da comitatopercampiglia@alice.it -----
Data: Tue, 24 Feb 2009 09:43:20 +0100
Da:
comitatopercampiglia@alice.it
Oggetto: I NUOVI BARBARI - Comunicato del Comitato per Campiglia


In allegato il comunicato del Comitato per Campiglia dopo la
distruzione delle LAVERIE, testimonianze storiche della Miniera di
Monte Valerio. Si aggiunge foto attuale e di epoca per illustrare lo
scempio.

I NUOVI BARBARI: DEMOLITE LE TESTIMONIANZE STORICHE DELLA MINIERA DI MONTE VALERIO

2009-02-24

Comitato per Campiglia

Mail alla Redazione del 24-02-2009 - letta il 24-02-2009
A Campiglia la cultura della conservazione delle testimonianze materiali della storia del lavoro conta meno che zero.La prova: la demolizione delle LAVERIE della miniera di Monte Valerio, avvenuta in queste settimane. Nella conferenza di venerdi 20 Febbraio “Il sacco di Monte Valerio” indetta dal Comitato per Campiglia, Gianfranco Benedettini e Massimo Zucconi avevano illustrato la storia di quella che oggi è la Cava di Monte Valerio ma che fino dall’antichità fu luogo di estrazione dello stagno.In quell’occasione, era stata descritta anche la configurazione degli edifici della più importante miniera di stagno d’Italia realizzati in epoca di autarchia e inaugurati nel 1937.I fabbricati, in particolare quello destinato al lavaggio del minerale, presentavano caratteristiche di rilevanza storica. La descrizione e le foto presentate da Benedettini hanno fatto ben capire il grande valore testimoniale della storia del lavoro di una miniera che, con i suoi 750 dipendenti, ha fatto vivere per quasi cinquanta anni tutta Campiglia.Se ormai da decenni agli edifici industriali viene riconosciuto un grande valore documentario, storico ed architettonico, purtroppo bisogna prendere atto che a Campiglia non è così. Infatti il giorno dopo la conferenza abbiamo constatato che gli edifici principali e più interessanti della miniera erano stati demoliti nel giro di pochi giorni. Dopo i danni al paesaggio, non c’è rispetto neanche per i segni del lavoro.Siamo veramente indignati e vogliamo sapere se la SALES ha demolito i fabbricati abusivamente o se il Comune ha dato l’autorizzazione necessaria. In ogni caso si tratta di un atto di barbarie inaccettabile, di un grave danno al patrimonio archeologico-industriale, che deve obbligare il Comune a dare risposte chiare su cosa è accaduto e ad adottare i necessari provvedimenti.Comitato per Campiglia24 febbraio 2009

Cordiali saluti,

COMITATO PER CAMPIGLIA
http://web.me.com/comitatopercampiglia
comitatopercampiglia@alice.it

Comitato Sabino - Legambiente Bassa Sabina

Vi mando in allegato una mappa con l'indicazione dei siti dove sta per avvenire la cementificazione.

Il consorzio che sta per cementificare dichiara che nella zona si trovano
solo "coccetti",mentre il PTPR, nell'allegato esplicativo della mappa che vi mando, indica con precisione una ventina di ville romane, con perimetro definito o indefinito, vari siti del paleolitico ed aree estese e non estese, di ritrovamenti di
frammenti fittili.

Quello che cerchiamo è una documentazione che sia maggiore di un piccolo punto su una carta.
Sarebbero utilissime le foto e la documentazione approfondita dei vari siti.

Riferimenti: PTPR Regione Lazio, tavola 20 b e tavola 20 c, in alto a destra
delle mappe c'è Cures Sabini e Allegato F4 dello stesso PTPR, pagg 31-37

Potete darci una mano a trovare la documentazione che ci è utile?

Grazie

Guido Accascina

Comitato Sabino - Legambiente Bassa Sabina

Elogio del paesaggio (visto da sotto).





Non un inno al voyeurismo ma una riflessione sul ruolo della geologia nella percezione del paesaggio, aspettando l'Autorizzazione paesaggistica e le Commissioni previste dal Codice del paesaggio che, salvo ulteriori proroghe, saranno operanti dal 1 luglio '09.


Il Codice vuole che la Regione promuova l'istituzione e disciplini le Commissioni locali per il paesaggio, in Toscana il controllo e la gestione della tutela paesaggistica è assegnata ai Comuni attraverso le Commissioni per il paesaggio, formate da «tre membri, scelti tra gli esperti in materia paesaggistica ed ambientale», da reclutare tra architetti, agronomi, ingegneri, geologi, docenti universitari etc. Alcuni Comuni sarebbero orientati a formare le Commissioni esclusivamente con figure vocate agli aspetti storici ed artistico/architettonici. Questa scelta pare figlia di una concezione pittorica, antiquata come quella del maestro cinese dell'XI secolo al quale ho estorto il titolo.


La normativa italiana scopre il paesaggio nel 1920 per iniziativa di Benedetto Croce, ministro nell'ultimo governo Giolitti, con una proposta di legge approvata 2 anni dopo. il filosofo scrive: «Il paesaggio è la rappresentazione materiale e visibile della Patria con le sue campagne, le sue foreste, le sue pianure, i suoi fiumi, le sue rive, con gli aspetti molteplici e vari del suo suolo […], il presupposto di ogni azione di tutela delle bellezze naturali che in Germania fu detta "difesa della patria" (Heimatschuz). Difesa cioè di quel che costituisce la fisionomia, la caratteristica, la singolarità per cui una nazione si differenzia dall'altra, nell'aspetto delle sue città, nelle linee del suo suolo». La tutela del paesaggio muove dall'imperativa salvaguardia dell'identità nazionale, che troverebbe espressione nell'estetica romanità dei luoghi. Al tempo i Comuni, se avessero dovuto designare i membri della Commissione, avrebbero optato per chi destreggiava il manganello, non il martello da geologo.


La 'Legge Bottai' del 1939 esprime ancor più una concezione estetizzante e machista del paesaggio, riconoscendo la tutela solo ai beni di particolare pregio, rarità e di non comune bellezza. Nella rudezza del fascio nessuna concessione al valore proprio del paesaggio, quale ambiente e frutto dei processi naturali, oltre che antropici, ed espressione di equilibri e dinamiche peculiari con le quali convivere. La natura deve ridursi a silente testimonianza del meglio di se al cospetto dell'uomo in camicia nera, capace di bonifiche ed architetture mirabolanti.


La Carta costituzionale della Repubblica italiana (1948) pone tra i principi fondativi che la Republica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Intrinsecamente il paesaggio è ancora una categoria estetica, diversa e separata da 'territorio' e 'ambiente' (concetti ancora da radicare nel '48), assimilabile - nell'esigenza e nelle modalità di tutela - a palazzi, monumenti, dipinti. L'enorme passo in avanti dal '39 sta nel fatto che ora il paesaggio è categoria culturale, bene comune, non più strumento dell'ideologia.


La 'Legge ponte' del 1967 affaccia il paesaggio alla pianificazione territoriale: soprintendenze e Ministero sono resi partecipi dell'approvazione degli strumenti urbanistici con potere di introdurre «modifiche riconosciute indispensabili per assicurare la tutela del paesaggio e di complessi storici, monumentali, ambientali e archeologici». Tuttavia il paesaggio non ha ancora una propria individualità ma resta nel capace e ombroso grembo delle bellezze artistiche.


Nel 1985 la luce. Lo storico Giuseppe Galasso, sottosegretario al Ministero per i Beni culturali e ambientali, presta il suo nome alla nota Legge che veste di tutela paesaggistica gli elementi fisici strutturanti il territorio: le coste di mari e laghi nella fascia di 300 metri, i corsi d'acqua e le sponde per 150, le Alpi sopra i 1600 metri e gli Appennini sopra i 1200, ghiacciai e circhi glaciali, foreste e boschi, vulcani, zone umide, parchi e riserve naturali. L'imposizione all'universo mondo delle fasce di rispetto è dogmatica, per nulla scientifica, ma con la 'Legge Galasso' il paesaggio finalmente non è più l'alter ego del territorio, cala dall'aere dell'estetica per accoppiarsi con geografia e geomorfologia.


Giuliano Urbani, ministro per i Beni culturali e docente di scienze politiche, è il padre di quel Codice dei beni culturali e del paesaggio che nel 2004 distingue i 'beni culturali' dai 'beni paesaggistici', che però sono un brodo di immobili e aree costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio. Indietro da Galasso, anche per l'ambigua 'valorizzazione' dei beni, che sembra sottendere esigenze di cassa forse più che di tutela.


In fine Salvatore Settis, rettore della Normale di Pisa, docente di Archeologia, introduce nel 2008 gli emendamenti al Codice, nella veste di presidente dell'apposita Commissione. Vigorose modifiche alla parte Terza sanciscono un principio da poco ribadito dalla Corte Costituzionale: il paesaggio è un valore «primario e assoluto» che deve essere tutelato dallo Stato e prevale rispetto agli altri interessi pubblici in materia di governo e di valorizzazione del territorio. Un colosso - per l'impeto con cui emancipa il paesaggio da pelose attenzioni - dai piedi d'argilla, dato che il beneficiato è così definito: «Per paesaggio si intende il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni. Il presente Codice tutela il paesaggio relativamente a quegli aspetti e caratteri che costituiscono rappresentazione materiale e visibile dell'identità nazionale, in quanto espressione di valori culturali». Identikit che rivisita Croce e mutua la Convenzione Europea ratificata nel 2004, per la quale «"Paesaggio" designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle persone, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni». Si insinua, un po' troppo rimpiattata, la regola aurea per la quale il paesaggio è 'bene comune' (nell'ottimistico assunto che la 'percezione' sottenda cosciente e diffusa identità), ma si conficca una lancia nel costato del Geologo che, per missione esistenziale, deve spiccicare dal paesaggio l'ebbrezza filosofica che lo vuole entità estetica prodotta da letture sociologiche ('così come percepita dalle persone'). Queste definizioni lasciano che le componenti naturali, con quelle umane, non 'siano' il paesaggio, bensì questo da esse ne trarrebbe il carattere, come la coppale che rende vivida la tarsia, non la materia stessa dei monti, valli, boschi, colture, paesi. La differenza è sottilmente dialettica e profonda nella sostanza, per rappresentarla conviene scomodare Parmenide: il paesaggio, come definito, può essere doxa, cioè opinione, percezione invece di ragione, verità, aletheia, quindi disvelamento che stabilisce l'eternità delle cose del mondo, aldilà dell'apparenza, pur nella loro mutevolezza. Così la tutela non sarebbe legata alla necessità di conservare la materia del territorio ma il suo aspetto percepito, un po' come il silicone per le tette (Parmenide non se n'abbia).


Per il Geologo (categoria kantiana asessuata) - che studia Madre Terra, ne trae coscienza femminile e non ama il silicone - il paesaggio non è rappresentazione (né impegnata e nazionalitaria né lieve di estetica non trascendentale) ma esiste e si basta come sobria relazione tra le forme e ciò che le sostiene, le motiva nella genesi e nell'evoluzione. Naturale consistenza, non plastica apparenza. Non è materialismo o positivismo, forse è Goethe, che voleva una natura divinizzata ma senza trascendenza e demagogia; diceva: Dio è tutto nelle sue opere, va cercato «in herbis et lapidibus», e ometteva 'in verbis' cioè la speculazione che allontana dalla ponderatezza fenomenologica.


Relazione tra forme e ciò che le sostiene, questa regge la fisiografia naturale dei luoghi, piccolini colli o forra come orrida ferita, ma anche gli antropismi: le colture, per varietà e assetto, sono strettamente legate alla tipologia del terreno, al regime delle acque di superficie e ipogee; disposizione e soluzioni strutturali delle costruzioni tradizionali, dell'arredo urbano e dei monumenti sono condizionate dalle forme, dalla natura dei terreni di fondazione e dalle bizze delle rocce di cui sono fatti. Geologia non sorveglia solo la nascita ma segna la vita delle proprie creature, golfo di mare, monte, ma anche statua, città, in ragione della durevolezza delle rocce e dei terreni: un manufatto realizzato in Arenaria, piuttosto che in Marmo o Serpentina, ha attese conservative peculiari; le murature, i rivestimenti come i terreni di sedime, hanno vita propria in ragione della loro specifica natura. E più ancora Geologia forgia il paesaggio con il proprio maglio, quello che ne determina la faccia, la phisys, la persistenza delle grandi forme e di ciò che vi sta sopra: le dinamiche naturali, alluvioni, frane, terremoti; l'ineluttabile equilibrio tra creazione e distruzione, non irripetibile pieces di Jahvè ma serial perpetuamente in onda da 4,6 miliardi di anni. Anche qui merita affidarsi a chi sa esprimere, per dire che il Geologo legge Eraclito nel paesaggio, «Nessun uomo può bagnarsi nello stesso fiume per due volte, perché né l'uomo né le acque del fiume sono gli stessi», ogni cosa non permane mai nello stesso stato, tutto è mutamento che bisogna saper cogliere, se si vuole conservare e conservarsi.


Filosofi a parte non se ne può più del sillogismo bidimensionale paesaggio/fissa rappresentazione visuale, si recepisca la complessa interazione spazio temporale tra mille equilibri nell'unicum paesaggio/territorio/ambiente; il paesaggio non è lo sfondo che serve a provvedere la quota di PIL spremuta dal turismo o la scenografia che certifichi l'italica audacia delle avite terre ma - preso come manifestazione della complessità di cui sopra - fattore determinante la qualità della vita delle singole persone e della collettività, nel presente e nel consegnare di sempre ai figli. E non si tratta di dire nulla di nuovo, rispetto a quanto sostengono da decenni gli urbanisti illuminati; per tutti Edoardo Salzano (è stato docente di urbanistica all'Università IUAV di Venezia e preside della facoltà di Pianificazione del territorio): «Il territorio non è uno spazio neutrale e indifferente, come lo possiamo immaginare vedendo una piatta carta geografica. Il territorio è una realtà complessa, è un sistema nel quale tutte le parti sono in reciproca relazione, e un'azione su una esercita modificazioni su tutte le altre. Del territorio il paesaggio è la forma, il volto: come un viso esprime l'anima di un uomo, così il paesaggio riflette il carattere, la struttura, la storia – e infine la bellezza o la bruttezza – del territorio».


In conclusione: che le leggi sul paesaggio le firmino cotanti filosofi, storici, archeologi è forse bene, ma parrebbe davvero una salutare misura di concretezza – se il paesaggio deve essere valore primario e assoluto della collettività - che il Geologo fosse presente in ogni rango dove se ne decidono le logiche della conservazione, a partire dalle Commissioni comunali, con le altre figure che quotidianamente esercitano in herbis et lapidibus.


Mauro Chessa – al0431a@geologitoscana.net