Presentazione dell'iniziativa: PAESAGGIOSOS.

Questo è il blog del sito PatrimonioSos, nato nel 2002 per iniziativa di semplici cittadini che operano in maniera del tutto volontaria e disinteressata per la difesa del patrimonio artistico italiano.

Nel corso degli anni alla redazione di PatrimonioSos sono arrivate numerose immagini che documentano danni al patrimonio e al paesaggio perpetrati in tutto il territorio nazionale e che per ragioni tecniche non è stato possibile inserire nel sito.

Ora grazie a questo strumento intendiamo mettere progressivamente online il nostro archivio fotografico e soprattutto integrarlo con nuove foto.

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venerdì 2 marzo 2007

BUSTO ARSIZIO: Via Einaudi: edificio demolito

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UNA GIORNATA STORICA

Sicuramente la giornata di ieri può ben dirsi una “giornata storica per Busto” anche se non proprio per gli stessi motivi addotti pubblicamente dal sindaco Farioli (ampliamento del Liceo Artistico e protocollo d’intesa relativo al BAFF) ma per la definitiva ed ormai dimostrata inutilità del Piano Regolatore Generale e dei suoi vincoli, elemento necessario per la conservazione delle tracce architettoniche del passato.

La demolizione di un complesso storico, una caratteristica residenza ottocentesca con torretta (ubicato in un’area che affaccia su via Einaudi ed adiacente alla Chiesa di San Rocco) sarebbe già di per sé un fatto grave poiché ennesima ripetizione di una violenza troppe volte vissuta nel tessuto storico di Busto e risulta in questo caso ancora più grave poiché si trattava di un edificio che le stesse NTA del PRG vigente indicavano come edificio con rilevanza storico – artistico – ambientale (VINCOLATO e DUNQUE DA TUTELARE).

Mentre altrettanto troppo spesso semplici pratiche edilizie vengono ritardate per lunghi mesi (o anni) per semplici, innocue dimenticanze relative nel 99% dei casi a problemi insignificanti per la collettività, diventa invece semplice provvedere all’eliminazione delle ultime porzioni storiche di Busto che dovrebbero invece essere soggette solo ad accurati interventi di restauro.

Palese si dimostra quindi che il PRG e le attuali leggi in campo di gestione urbanistica, del territorio e dei suoi valori (inclusi quelli storici) non sono più in grado di essere lo strumento regolatore dei cambiamenti (forse, a ben guardare il panorama della nostra città non lo sono mai stati), quand’anche gli EDIFICI VINCOLATI VENGONO RASI AL SUOLO.

La città vive non solo di volumetrie, cubature edificabili, astratti standard urbanistici ma anche (o meglio così dovrebbe essere) di Qualità Architettonica, caratteristica che troppo spesso manca negli interventi costruiti a solo scopo speculativo che stanno infestando la città e cingono d’assedio quel poco che rimane delle preesistenze del centro da salvaguardare. UNA DOMANDA (AI LEGALI CHE LEGGERANNO): Ci sono i presupposti nel caso di abbattimento di un edificio vincolato (come questo) perché la collettività possa chiedere un equo (ma purtroppo comunque tardivo) risarcimento dai responsabili politici e privati di questo fatto?

Busto Arsizio, 28.02.2007 Dott. Arch. Giovanni Ferrario

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NOTE SULLA DEMOLIZIONE ED IL RESTAURO

Intendo esprimere alcune considerazioni finali a seguito dell’intervento del vicesindaco Reguzzoni a proposito della demolizione del complesso storico di via Einaudi:

- un edificio (o un complesso di edifici) non è dato esclusivamente da una forma esterna, un volume da mantenere nei suoi caratteri più visibili ed eventualmente ricostruire “fedelmente” come si vuole fare;
- interventi di questo genere (ma di ben altra, superiore qualità) sono a mio parere auspicabili solo per rarissimi, eccezionali casi dove è il significato simbolico più dell’aspetto di un bene culturale a dover essere conservato (in tal senso sarebbe ben auspicabile la ricostruzione dei Buddha di Bamiyan!!!) ma non è applicabile a casi come questo, dove tutta la storia, la matericità e l’originalità dei materiali stessi sono completamente andati perduti;
- un edificio storico (come insegna qualsiasi Politecnico, Scuola di Architettura e di Restauro) è dato dalle stratificazioni successive nel tempo, dalle tessiture murarie, dai materiali che lo costituiscono (le dimensioni di pietre e mattoni, il loro “intrecciarsi”, …);
- per quanto “legittimata” a livello amministrativo la completa demolizione non ha per nulla tenuto conto della possibilità realizzabile (non fantascientifica) di operare in modo intelligente, di conservare almeno le cortine murarie esterne originarie, rinforzandole staticamente ed andando a sostituire i solai;
- che senso avrebbe realizzare nel 2007 una palazzina “ottocentesca” con una struttura in pilastri di cemento armato magari con un bel paio di piani sotterranei da destinare a box, il tutto con le forme solo esteriori dell’architettura originale?
- Se la soluzione dovesse prendere piede in quel di Busto il centro storico somiglierebbe più ad un “vero” borgo medioevale costruito in un parco divertimenti che ad un bene culturale di cui avere rispetto!!!

UNA DOMANDA (AI LEGALI CHE LEGGERANNO): Ci sono i presupposti nel caso di abbattimento di un edificio vincolato (come questo) perché la collettività possa chiedere un equo (ma purtroppo comunque tardivo) risarcimento dai responsabili politici e privati di questo fatto?



Busto Arsizio, 02.03.2007

Dott. Arch. Giovanni Ferrario

2 commenti:

Per inviare segnalazioni: ha detto...

Articolo da Varesenews all'epoca in risposta alle osservazioni di Ferrario

Busto Arsizio - Ferve la discussione tra i professionisti del settore, anche su piazza Vittorio Emanuele
E sulla Casa Marcora è ancora duello fra architetti


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Riceviamo e pubblichiamo


Abbiamo letto le ultime riflessioni dell’arch. Ferrario sul recupero degli edifici storici, con particolare riferimento alla casa Marcora della quale siamo progettisti, e vorremmo, per l’ultima volta fare alcune considerazioni.


L’arch. Ferrario sostiene che si sarebbero potute conservare almeno le facciate, per il loro sapore di antico che è tutt’altra cosa da una pelle completamente nuova; aggiunge “ che senso avrebbe realizzare nel 2007 una palazzina ottocentesca con una struttura in pilastri in cemento armato …….”

Spiace dover ribadire che l’edificio non era tecnicamente recuperabile, e per edificio intendo anche le pareti esterne; evidentemente non lo si vuole capire; ma, ammesso che questo fosse possibile, il fatto, inevitabile strutturalmente, di conservare una facciata sostenuta da una maglia interna di pilastri dopo avere svuotato e ricostruito completamente l’interno rappresenta una mistificazione ancora maggiore della ricostruzione fedele.


A riprova di questa affermazione invito l’architetto Ferrario a sottoporre alla sovrintendenza di Milano un progetto qualsiasi di conservazione delle sole facciate; questo tipo di intervento è ritenuto inammissibile; il solo intervento possibile di recupero sarebbe quello della conservazione di tutto l’organismo, naturalmente se lo stato di degrado lo permette...

Di questo abbiamo avuto una ennesima conferma quando abbiamo preso i primi contatti per il progetto della Piazza Vittorio Emanuele; in questa occasione siamo stati tenuti a recuperare integralmente i 2 edifici fronteggianti palazzo Cicogna e non le sole facciate, nonostante il Piano Regolatore lo permettesse.


Gli interventi possibili sulla palazzina Marcora potevano quindi essere o il recupero totale dell’edificio o il suo abbattimento, come è avvenuto; e per quanto riguarda i criteri seguiti per la sua ricostruzione sono state seguite 2 strade: il ridisegno delle ali laterali sullo stesso sedime e con le stesse altezze, riprendendo alcuni elementi del linguaggio della nostra tradizione, e la fedele ricostruzione del corpo principale.


Per quanto riguarda la prima parte i sottoscritti sono convinti di avere conseguito un risultato perlomeno corretto; per il corpo principale ammettono invece di avere adottato, attraverso la fedele ricostruzione, una soluzione di compromesso, anche se dignitosa; è nostra ferma convinzione infatti che, qualora la demolizione sia inevitabile, sia più corretta una reinterpretazione dell’esistente così come è stato fatto con le ali laterali, riprendendo naturalmente tutti gli elementi più significativi dell’edificio preesistente in modo che il nuovo possa con chiarezza richiamare la memoria dell’antico; questo non è stato possibile, indipendentemente dalla nostra volontà; ma non vorrei, proseguendo su questo argomento, sollevare le ire di qualche conservatore ad oltranza ed essere ancora accusato di essere lo strumento di “una speculazione senza ritegno”

Una ultima riflessione: il dibattito in atto in città è certamente utile e positivo e, casualmente, i sottoscritti si ritrovano coinvolti in entrambi i casi che hanno che ne hanno dato origine; un appello che ci sentiamo di rivolgere a tutti coloro che ne sono coinvolti, affinché questo confronto possa essere utile e produttivo, è che possa avvenire con una conoscenza adeguata dei casi in discussione e in forme civili.


Cordialmente





Domenica 4 Marzo 2007
Antonio Locati - Caterina Locati

Per inviare segnalazioni: ha detto...

Varesenews pubblicò all'epoca dei rilievi di Ferrario una risposta, che per correttezza pubblichiamo

Busto Arsizio - Ferve la discussione tra i professionisti del settore, anche su piazza Vittorio Emanuele
E sulla Casa Marcora è ancora duello fra architetti


Riceviamo e pubblichiamo


Abbiamo letto le ultime riflessioni dell’arch. Ferrario sul recupero degli edifici storici, con particolare riferimento alla casa Marcora della quale siamo progettisti, e vorremmo, per l’ultima volta fare alcune considerazioni.


L’arch. Ferrario sostiene che si sarebbero potute conservare almeno le facciate, per il loro sapore di antico che è tutt’altra cosa da una pelle completamente nuova; aggiunge “ che senso avrebbe realizzare nel 2007 una palazzina ottocentesca con una struttura in pilastri in cemento armato …….”

Spiace dover ribadire che l’edificio non era tecnicamente recuperabile, e per edificio intendo anche le pareti esterne; evidentemente non lo si vuole capire; ma, ammesso che questo fosse possibile, il fatto, inevitabile strutturalmente, di conservare una facciata sostenuta da una maglia interna di pilastri dopo avere svuotato e ricostruito completamente l’interno rappresenta una mistificazione ancora maggiore della ricostruzione fedele.


A riprova di questa affermazione invito l’architetto Ferrario a sottoporre alla sovrintendenza di Milano un progetto qualsiasi di conservazione delle sole facciate; questo tipo di intervento è ritenuto inammissibile; il solo intervento possibile di recupero sarebbe quello della conservazione di tutto l’organismo, naturalmente se lo stato di degrado lo permette...

Di questo abbiamo avuto una ennesima conferma quando abbiamo preso i primi contatti per il progetto della Piazza Vittorio Emanuele; in questa occasione siamo stati tenuti a recuperare integralmente i 2 edifici fronteggianti palazzo Cicogna e non le sole facciate, nonostante il Piano Regolatore lo permettesse.


Gli interventi possibili sulla palazzina Marcora potevano quindi essere o il recupero totale dell’edificio o il suo abbattimento, come è avvenuto; e per quanto riguarda i criteri seguiti per la sua ricostruzione sono state seguite 2 strade: il ridisegno delle ali laterali sullo stesso sedime e con le stesse altezze, riprendendo alcuni elementi del linguaggio della nostra tradizione, e la fedele ricostruzione del corpo principale.


Per quanto riguarda la prima parte i sottoscritti sono convinti di avere conseguito un risultato perlomeno corretto; per il corpo principale ammettono invece di avere adottato, attraverso la fedele ricostruzione, una soluzione di compromesso, anche se dignitosa; è nostra ferma convinzione infatti che, qualora la demolizione sia inevitabile, sia più corretta una reinterpretazione dell’esistente così come è stato fatto con le ali laterali, riprendendo naturalmente tutti gli elementi più significativi dell’edificio preesistente in modo che il nuovo possa con chiarezza richiamare la memoria dell’antico; questo non è stato possibile, indipendentemente dalla nostra volontà; ma non vorrei, proseguendo su questo argomento, sollevare le ire di qualche conservatore ad oltranza ed essere ancora accusato di essere lo strumento di “una speculazione senza ritegno”

Una ultima riflessione: il dibattito in atto in città è certamente utile e positivo e, casualmente, i sottoscritti si ritrovano coinvolti in entrambi i casi che hanno che ne hanno dato origine; un appello che ci sentiamo di rivolgere a tutti coloro che ne sono coinvolti, affinché questo confronto possa essere utile e produttivo, è che possa avvenire con una conoscenza adeguata dei casi in discussione e in forme civili.

Cordialmente

Domenica 4 Marzo 2007
Antonio Locati - Caterina Locati