Presentazione dell'iniziativa: PAESAGGIOSOS.

Questo è il blog del sito PatrimonioSos, nato nel 2002 per iniziativa di semplici cittadini che operano in maniera del tutto volontaria e disinteressata per la difesa del patrimonio artistico italiano.

Nel corso degli anni alla redazione di PatrimonioSos sono arrivate numerose immagini che documentano danni al patrimonio e al paesaggio perpetrati in tutto il territorio nazionale e che per ragioni tecniche non è stato possibile inserire nel sito.

Ora grazie a questo strumento intendiamo mettere progressivamente online il nostro archivio fotografico e soprattutto integrarlo con nuove foto.

INVIATECI LE VOSTRE FOTO all'indirizzo:
lamonica1.paesaggiosos@blogger.com

LE ISTRUZIONI PER L'INVIO NEL MENU DI SINISTRA DEL BLOG.

giovedì 27 dicembre 2007

Parco Archeologico lametino

----- Original Message -----
From: "aquila01" <aquila01@alice.it>
Sent: Thursday, December 27, 2007 9:52 PM
Subject: Re: Parco Archeologico lametino


SCAVI DELLA CITTA' DI TERINA
CHE BATTEVA MONETA DAL 4 SEC A.C.

giovedì 6 dicembre 2007

Tradate: cinema da abbattere

-----Messaggio originale-----
Da: Studio Torresan [mailto:studio_torresan@tin.it]
Inviato: giovedì 6 dicembre 2007 15.21
A: redazione@patrimoniosos.it
Oggetto: Tradate

Dal sito Varesenews:
Tradate - Il sindaco conferma in consiglio comunale che la convenzione con i gestori potrebbe non essere rinnovata. Il centrosinistra: «Ci opponiamo e mobiliteremo la città per salvare l’edificio»
Il cinema Grassi sarà abbattuto


Il cinema Grassi sarà abbattuto. La comunicazione è arrivata direttamente dal Sindaco Candiani, durante il consiglio comunale in cui ha risposto a un’interrogazione sull’argomento presentata dal centrosinistra. Candiani ha spiegato che si tratta di una struttura ormai obsoleta, che non risponde più alle esigenze del territorio, e l’abbattimento potrebbe diventare realtà una volta scaduta la convenzione con gli attuali gestori, l’associazione Filmstudio ‘90: «Purtroppo il Paolo Grassi è in una situazione difficile e investire in quella struttura sarebbe più dispendioso che crearne una nuovo – spiega il primo cittadino -, non ci sono nemmeno le condizioni per metterci le mani, dai parcheggi all’accessibilità». Dura la posizione del centrosinistra: «Dopo un lungo tergiversare, il Sindaco ha finalmente ammesso che, scaduta la convenzione con gli attuali gestori, lo storico cinema di Tradate verrà abbattuto – spiegano dalla minoranza in una nota -. Siamo fermamente contrari a questa ipotesi, convinti che la struttura, grande patrimonio immobiliare dei tradatesi, può essere recuperata e riconvertita sotto altre forme; l’Amministrazione, che tanto spende in consulenze, non ha mai commissionato uno studio per una ristrutturazione dell’edificio. Per questi motivi ci mobiliteremo e coinvolgeremo i cittadini per impedirne l’abbattimento».

Giovedi 6 Dicembre 2007
redazione@varesenews.it

sabato 22 settembre 2007

BENEVENTO L'Arco imbrattato

Da: Luigi La Monaca [mailto:luigilamonaca@gmail.com]
Inviato: sabato 22 settembre 2007 0.41
Oggetto: Re: L'Arco imbrattato

Ekoclub International Benevento - Anche l'Arco di Traiano imbrattato. Maggiori controlli alla città durante la notte.

Abbiamo letto su un giornale cittadino la lamentela di una signora costretta a mille peripezie in Via Verdi, al centro di Benevento, per soccorrere l'anziana madre "preda" degli incivili della notte. L'articolo recitava così: "Di questi vicoli ci si ricorda solo in occasione di Quattro notti e più…di luna piena". Inizia così lo sfogo amaro di una donna, da poco non più residente al Centro storico cittadino, che questa notte è dovuta correre in soccorso dell'anziana madre, destata nel sonno dagli schiamazzi di alcuni balordi. L'ottantottenne signora residente a via Verdi, il vicoletto adiacente al Teatro Vittorio Emmanuele, ha trovato stamani i ciottoli della strada completamente ricoperti di vernice e di scritte "amorevoli". Gli autori del gesto, rimasti ignoti, hanno abbandonato i secchi di vernice, i pennelli e le bottiglie con cui si sono dedicati alla singolare opera di arredo urbano, lungo i vicoli che sbucano su Corso Garibaldi sicché nel pomeriggio alcuni giovani hanno preso a giocare tirando calci alle bottiglie e rischiando così di imbrattare anche l'arteria principale della città....... Già a dicembre del 2006, Ekoclub Internazionale, nella persona del suo Presidente Provinciale Luigi La Monaca, aveva messo in guardia le autorità preposte alla tutela della città e dei suoi monumenti sul "fenomeno" sempre più dilagante degli "imbrattatori notturni". Ora, dopo la denuncia fatta dalla signora ottantottenne di Via Verdi, il problema si ripresenta nella sua totale gravità. Si parla tanto di telecamere per la video sorveglianza al traffico, a nostro modesto avviso sarebbe più opportuno sorvegliare i monumenti e il centro storico. Una cosa che ci lascia perplessi è anche il disinteresse degli amministratori nel cancellare le scritte e ripulire muri e monumenti. Nella foto allegata, dove si evince una scritta "lucamaria" si può anche notare che la scritta è sull'Arco di Traiano, ed è li da più di un anno, e nessuno si è interessato a cancellarla. Queste scene sono da "terzo mondo", con tutto il rispetto per le popolazioni africane, è assurdo che nel terzo millennio un monumento importante come l'Arco di Traiano, sia preda dei vandali (lucamaria) e che nessuno s'interessi a ripulire l'importante monumento. Ekoclub, se la soprintendenza non provvederà a ripulire l'Arco, trasmetterà le foto al Ministro Rutelli, nella speranza che almeno lui faccia qualche cosa. Per l'informazione di tutti posiamo assicurare che la scritta "lucamaria" è presente anche all'Hortus conclusus, in Vico Noce e in alcuni palazzi di Via Traiano...possibile che nessuno se ne sia accorto? Ekoclub propone maggiori controlli e maggiore pulizia dei muri e dei monumenti cittadini.



domenica 16 settembre 2007

Patrimonio archeologico e naturale in pericolo a Civitavecchia: mole civiche settecentesche, acquedotto innocenziano, ponte del pisciarello di epoca romana e molta natura







Da: Posta Fastweb [mailto:marco.foschi@fastwebnet.it] - Inviato: domenica 16 settembre 2007 17.22 - A: redazione@patrimoniosos.it
Oggetto: Patrimonio archeologico e naturale in pericolo a Civitavecchia: mole civiche settecentesche, acquedotto innocenziano, ponte del pisciarello di epoca romana e molta natura

Sono un consigliere circoscrizionale di Civitavecchia e sono molto preoccupata per dei beni culturali ed ambientali in pericolo in quanto la zona dove si trovano è oggetto di un mega progetto per una bretella di raccordo autostradale.

Vi riassumo la questione: la Vallata della Fiumaretta è stata oggetto, in questi ultimi anni, di interventi di bonifica, di riqualificazione, di risanamento idrogeologico, con il suo recupero ad una funzione di area a verde al servizio della città, tutto ciò grazie a dei fondi regionali; si è provveduto anche al recupero delle Mole Settecentesche, preesistenza di archeologia industriale, l'acquedotto innocenziano che fu voluto fortemente dal Sommo Pontefice Innocenzo XII, quest'opera ebbe inizio nel 1692. Da un punto di vista più strettamente naturalistico, infine si è disposto il reimpianto di vegetazione autoctona, attraverso interventi di ricostituzione di ambienti naturali. ebbene tutto ciò sta per morire perchè questa Vallata dovrà essere percorsa da un'opera inutile, utile solo per ricevere fondi.

In allegato troverete foto scattate nella zona e un documento in cui sono riassunti i beni di maggiore interesse.

Certa di ricevere un vs aiuto, l'occasione mi è gradita per porgere cordiali saluti.

Gabriella Rossi 349/1219985 - gabriella.rossi@ambienteelavoro.eu - marco.foschi@fastwebnet.it

Notizie e caratteristiche naturali della Valle di Fiumaretta

La Fiumaretta e un piccolo corso d’acqua della lunghezza di appena otto chilometri, che prende il via con una un paio di ramificazioni iniziali, dalla località Le Larghe: la vallata sottostante alla strada asfaltata che, dal complesso delle Terme Taurine risale al Casale Tramontana.
Il nostro fiumiciattolo che, inizialmente, taglia un’ampia zona di orti, vigne e terreni utilizzati a pascolo, giunto all’altezza dell’autostrada (zona Santa Lucia), s’affossa nel terreno attraverso un intrigo di rovi, pruni selvatici e stracciabraghe sino al Ponte del Pisciarello, dove la natura del terreno si fa diversa ed il fosso da vita al suo angolo più suggestivo: un breve tratto appena dove la via d’acqua, discesa dalla Braccianese va incontro al Ponte del Pisciarello coperto di edera, e dopo qualche centinaio di metri rimonta l’altra sponda del torrente, prima che le pareti di pietra ristringano la valle.
Ed è qui, là dove il prato s’allarga, le querce si fanno possenti ed i cespugli radi, che la Fiumaretta scorre più tranquilla, tra banchi di rocce arrotondate, con i frassini, i pioppi e le tamerici che, dalle sue rive si specchiano sul fondo ghiaioso: un’ambientazione naturale degna dell’antico guardiano dell’acqua.
Da lì in poi, sino ad arrivare al ponte del Diavolo: ponte di epoca romana, posto all’altezza del Km……della provinciale Braccianese/Claudia, da vita alla splendida vallata de La Fiumaretta che, tutti o quasi tutti conoscono e che è, poi, la zona che a noi interessa maggiormente: alte pareti di roccia su entrambi i lati del tracciato fluviale, dove la parte idrografica destra si fa notare per l’assenza quasi completa di vegetazione, mentre al contrario, la riva sinistra è caratterizzata da un intensa copertura arborea ed arbustiva: con olmi e roverelle, anche di notevole grandezza, e cespugli di lentisco, di prugnolo selvatico, di perastri e fitti ginestreti.
A riguardo della bontà delle acque, poi, considerando che lungo le sponde del nostro torrente non si individuano costruzioni abitative di una certa importanza né scarichi fognari rilevanti, si è portati a pensare che le acque di questo fosso mantengano ancora un accettabile grado di purezza: almeno sino al Ponte del Diavolo.
Da Ponte del Diavolo in poi, purtroppo, La Fiumaretta perde le sue incomparabili caratteristiche ambientali, finendo per confluire nella zona portuale, colma dei liquami e carica di maleodoranti effluvi, raccolti attraverso il suo passaggio lungo il Depuratore Comunale.

E’ comunque, nel tratto “doc” della Fiumaretta che, oltre alle sue indubbie caratteristiche ambientali e scenografiche, troviamo anche le più interessanti particolarità storiche/archeologiche, ad iniziare dal Ponte del Pisciarello, sul quale, un tempo, ha transitato l’acquedotto traianeo e quello innocenziano; più avanti tratti ben conservati dello stresso acquedotto e di altre vie d’acqua ugualmente importanti, e poi, a metà strada le ben note mole per la macinazione del grano, ad oggi, finalmente in fase di ristrutturazione


Il Ponte del Diavolo

Il termine Ponte del Diavolo, diffuso in tutta l’Europa centro-occidentale, appare in buona percentuale connesso proprio con ponti romani o medioevali, dislocati su torrenti particolarmente vorticosi o ampi fiumi in corrispondenza di importanti vie di transito; il demonio ne è l’artefice e costituisce una costante minaccia per il pellegrino, confortato, al pari del viandante, dalle ricorrenti croci e cappelle distribuite sul suo cammino, quale monito a non lasciarsi mai perdere d’animo e a trovar sostegno nella preghiera nei momenti peggiori o meno favorevoli al viaggio.
Il nostro Ponte del Diavolo era posto a cavallo del Fosso Fiumaretta 8all’altezza del Km. 71,700 della strada che da Allumiere conduce a Civitavecchia), sino a quando, nel 1944, i Tedeschi in ritirata non lo fecero saltare in aria. Era ad una sola arcata in conci di pietra scaglia (ampiezza di m. 8.80), sorretta da due piloni, di cui rimangono alcuni avanzi inglobati nel calcestruzzo del ponte moderno della Provinciale Braccianese – Claudia.

(Pag. 207 – I Pellegrini nella Tuscia Medioevale: vie, luoghi e merci.)


L’acquedotto Innocenziano

Sul finire del secolo XVI, la Comunità di Civitavecchia, per far fronte alle sue necessità idriche, decise di ricostruire proprio quell’acquedotto romano che, l’Imperatore Traiano aveva voluto 16 secoli prima, allo scopo di rifornire d’acqua il porto di Centoncelle.
E’ come allora, il progettista dei lavori, arch. Carlo Fontana, per tale approvvigionamento penso bene di fare riferimento alle due sorgenti già utilizzate in precedenza: quella del Passo della Vecchia, attualmente detta dei “5 bottini”, ubicata nelle vicinanze del villaggio delle Cave Vecchie, e la sorgente della Trinità, posta nelle vicinanze del Romitorio della Trinità.
La costruzione di questa importante opera, propiziata dal Sommo Pontefice Innocenzo XII e sostenuta economicamente da…………..ebbe inizio nell’anno 1692. La via d’acqua che attraversava un territorio impervio e selvaggio si sviluppava su un percorso sinuoso di circa 24 miglia, pari a circa 35 chilometri attuali; superava 73 fossi e torrenti ed altrettanti ponti, tra cui il più imponente era quello che scavalcava il Fosso del Pisciarello, composto di 17 arcate per una lunghezza di 100 metri.
Durante i lavori furono aperti cave di pietra e materiali diversi, tracciate innumerevoli strade di servizio per il passaggio dei carri: di cui molte ancora utilizzabili a piedi ai giorni nostri, disboscate vaste aree collinari e perforate diverse gallerie, la più complessa delle quali fu quella che attraversava Monte Rovello, della lunghezza di mezzo miglio (700 metri circa), interamente scavata nella roccia.
Dopo molte difficoltà e grandi fatiche, nell’anno 1696, l’acqua potabile giunse a Civitavecchia presso il Ponte del Belvedere: un imponente acquedotto o viadotto, che ancora oggi, se pur provato dall’usura del tempo, possiamo ammirare insieme ai resti di altre strutture idrauliche (cunicolo, bottini e ponticelli), transitando sulla stradina che lascia via Terme di Traiano all’altezza di via E. Berlinguer, in direzione della zona delle Molacce e giunta proprio alle antiche mole, costeggia piacevolmente il Fosso de La Fiumaretta per un paio di chilometri.
Alla morte del Santo Sovrana l’opera fu condotta a termine dal suo successore Clemente XI e finalmente nell’anno 1702, tra la gioia di tutti i civitavecchiesi, il prezioso liquido arrivo al Fontanone del Vanvitelli al porto, ed a tutte le altre fontane della nostra città.
L’antico acquedotto, detto “a canale libero”, assicurò acqua purissima alla nostra città sino alla fine dell’800, e successivamente fu sostituito da una tubatura metallica che, seguendo in gran parte il medesimo percorso, ha continuato a rifornire Civitavecchia, almeno, sino agli anni cinquanta.



Le mole per la macinazione del grano

Sino all’arrivo dei mulini azionati a motore in epoca moderna, per i civitavecchiesi la macinazione del grano ha sempre costituito un grosso problema.
La mancanza attorno alla nostra città di corsi d’acqua, che permettessero il regolare funzionamento di queste mole, costrinse per secoli gli abitanti di Civitavecchia a ricorre alle macine che si trovavano lungo il fiume Mignone, le quali, pur attive quasi tutto l’anno, erano però dislocate in territorio cornetano.
E tutto questo con un forte aggravio di costi di trasporto e l’obbligo di pagare una gravosa tassa sul macinato alla stessa città di Corneto.
Alla fine di evitare tali inconvenienti più volte i civitavecchiesi avevano cercato di costruire macine in zona, ma, ostacolate dalla limitata portata d’acqua dei nostri fossi, le lodevoli iniziative rimasero quasi tutte senza utilità pratica; le mole finirono per funzionare solo per una breve parte dell’anno.
Oltre alle ben noti mulini sul fosso di Fiumaretta, di cui tra poco andremo a parlare, di certo, una delle strutture per la molitura del grano più antica del nostro territorio è quella costruita, sul finire del 1600, dalla città di Civitavecchia lungo il fosso Marangone, in zona Prato Cipolloso, di cui se ne possono notare i resti sulla riva destra del corso d’acqua.
A comprova dell’esistenza di questa vecchia mola, ancora oggi questa specifica località viene chiamata “La Moletta”; come viene chiamato “della Moletta”, il fossetto che scorre nei pressi.

(da I Segreti del Marangone di Mauro Tisselli – pag. 279 e 280)

mercoledì 5 settembre 2007

CHIA, CEMENTO A RIDOSSO DELLE DUNE !

----- Original Message -----
From: Stefano Deliperi
Sent: Wednesday, September 05, 2007 5:09 PM
Subject: CHIA, CEMENTO A RIDOSSO DELLE DUNE !
CHIA, CEMENTO A RIDOSSO DELLE DUNE ! Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico hanno inoltrato un nuovo esposto (5 settembre 2007) alle amministrazioni pubbliche (Ministeri per i beni e attività culturali e dell'ambiente, Assessorati regionali dell'urbanistica e della difesa dell'ambiente, Comune di Domus de Maria, Servizio tutela del paesaggio, Soprintendenza ai beni ambientali di Cagliari), al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, ai Carabinieri del N.O.E. ed alla Magistratura competenti in relazione ai lavori in corso per la realizzazione di residenze stagionali ("seconde case") in loc. Chia – Monte Cogoni – Porto Campana, a pochi passi dalle dune e dal mare, in Comune di Domus de Maria (CA). L'area di Chia è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni). Rientra, inoltre, nell'istituenda riserva naturale regionale "Capo Spartivento e Stagni di Chia" ai sensi della legge regionale n. 31/1989 (allegato "A") ed è contigua al sito di importanza comunitaria (SIC) "Stangioni de su Sali e di Chia" (ITB04235) ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali. Nel piano paesaggistico regionale – P.P.R. (deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006) l'area appare ricompresa nell'ambito di paesaggio costiero n. 3 "Chia" (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata in parte "area naturale e sub naturale", "area semi-naturale", "area ad utilizzazione agro-forestale" e "insediamenti turistici". Essendo comunque il Comune di Domus de Maria sprovvisto di P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie di cui all'art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. Nel caso specifico, qualora si tratti di comparto inedificato di piano di lottizzazione – così come sembra - ogni intervento non autorizzato definitivamente appare dover esser rivisto alla luce delle disposizioni del P.P.R. e potrebbe esser realizzato soltanto previa "intesa" (art. 11 delle norme tecniche di attuazione) fra Regione, Comune e Privati. Inoltre, si deve rammentare che, per legge e giurisprudenza costante, l'efficacia di un piano di lottizzazione è di 10 anni, terminati i quali non possono più essere realizzate le parti (es. comparti) inattuale. Il piano di lottizzazione è stato convenzionato nel lontano agosto 1979, quindi, se non sono intervenuti sconosciuti atti di rinnovo, è scaduto da un bel pezzo. Insomma, sono parecchi gli aspetti legali ed ambientali che necessitano dei doverosi approfondimenti, così come sono numerosi i casi già denunciati dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico che hanno provocato a Chia l'arrivo della Polizia giudiziaria e della Procura della Repubblica. Evidentemente necessario per salvaguardare un patrimonio ambientale continuamente a rischio a causa di una speculazione immobiliare arrembante.
p. Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra Stefano Deliperi

ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/
p. Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra Stefano Deliperi

martedì 14 agosto 2007

Collezione Archeologica "Adolfo Colosso"

Doris Ria [mailto:doris_ria@hotmail.com] Inviato: martedì 14 agosto 2007 19.56 A: redazione@patrimoniosos.it; redazione@patrimoniosos.it
Oggetto: Collezione Archeologica "Adolfo Colosso"

In allegato, trasmetto materiale inerente la Collezione Archeologica "Adolfo Colosso", inaugurata il 23 giugno scorso ad Ugento, chiedendo, se fosse possibile, di darne notizia nel Vostro importante sito.

resto a disposizione per ogni chiarimento o integrazione.
ringrazio e saluto cordialmente.

Doris Ria
STUDIO DI CONSULENZA ARCHEOLOGICA
73059 UGENTO (Lecce) - Via Piave n° 21
Cell: +39 329/3915761
Tel. e Fax: +39 0833/554.843
e-mail:
studioarcheo@libero.it

Collezione Adolfo COLOSSO Palazzo Colosso, via Messapica 28 Ugento (LE)

La Collezione Colosso, conservata ad Ugento (Le), all’interno di Palazzo Colosso in via Messapica 28, è una delle poche collezioni storiche della regione Puglia, formatasi con materiali rinvenuti ad Ugento e nel suo territorio nel secolo XIX. La prima menzione della collezione è in Cosimo De Giorgi, La Provincia di Lecce II, (Lecce 1888, ristampa anastatica, p. 200) allorché cita la “collezione di cimeli ricavati dalle tombe... in casa dei signori Colosso”. La raccolta, iniziata dal Barone Colosso e continuata dal defunto Adolfo Colosso, “appassionato cultore di storia patria”, viene ricordata dagli scrittori locali come sempre esistente al piano terra dell’omonimo Palazzo “gelosamente custodita dai figli Luigi e Massimo Colosso”. I 794 reperti si inquadrano complessivamente tra il VI secolo a.C. e l’età altomedioevale. Ad essi si aggiungono esemplari di età moderna quali armature ed armi, palle di cannone, ecc. I reperti databili dal VI secolo a.C. all’età ellenistica documentano le classi di materiali diffuse nel territorio della Messapia e si riferiscono, in numero elevato, a forme del repertorio ceramico indigeno. Le trozzelle coprono l’intero arco cronologico di diffusione della forma ceramica. Esse connotano costantemente in Messapia i corredi funerari femminili, sottolineando il rango rivestito dal personaggio sepolto all’interno della comunità di appartenenza. Anche le lekanai rientrano insieme ai piatti a vernice bruno – rossiccia, nel novero delle forme ceramiche di tradizione indigena diffuse a partire dal V secolo a.C. Le ceramiche di importazione greca sono rappresentate da lekythoi attiche. Alla “ceramica di Gnathia” sono riferibili otto reperti inquadrabili dall’ultimo venticinquennio del IV alla prima metà del III secolo a.C. Costituiscono attestazioni di buona qualità il grande skyphos, la pelike, le due oinochoai. Nella classe ceramica a vernice nera si inserisce un elevato numero di reperti che si distribuiscono tra il V e il II secolo a.C. quali piatti, skyphoi, tazze biansate e monoansate, coppette e brocche.Le lucerne, presenti nella raccolta in numero elevato appartengono per la maggior parte a tipi ellenistici, tra cui alcuni esemplari greco – ellenistici d’ importazione. Sono attestati anche tipi di tradizione italica e romana. Tra le realizzazioni coroplastiche, di particolare interesse appare un disco fittile con rappresentazione a rilievo di vari oggetti. La suppellettile in terracotta destinata alla sepoltura è invece costituita dai tintinnabula e da alcune terrecotte femminili. Un reperto alquanto raro è l’elmo pileo fittile, databile tra la seconda metà del IV e gli inizi del III secolo a.C. Nella collezione sono presenti anche reperti scultorei che confermano l’inserimento di Ugento tra i siti messapici che hanno restituito elementi pertinenti alla decorazione di naiskoi di tipo tarantino. Fra questi si distinguono una testa di impronta scopadea della fine del IV secolo a.C. e un frammento ad alto rilievo raffigurante un guerriero probabilmente a cavallo, di età ellenistica. Tra gli elementi scultorei acquistano particolare rilievo un torso maschile in pietra con braccia sollevate verso l’alto, un frammento in marmo raffigurante un corpo di un animale ed una clava in marmo riferibile ad una statua colossale di Ercole, tutti di età romana. Particolare rilievo assumono i capitelli tra cui spicca un capitello dorico con abaco decorato da rosette, strettamente confrontabile con il capitello su quale era collocata la statua dello Zeus stilita. Una provenienza da depositi votivi sembra ipotizzabile per i numerosi oggetti miniaturistici presenti come kantharoi, oinochoai, brocchette, pelikai, olpai, e situle. Si segnala inoltre la presenza numerosa di epigrafi, in lingua messapica e latina. Per quanto esposto, si ritiene che la collezione Colosso rivesta nel suo insieme un notevole valore documentario, sia per la presenza di molteplici reperti riferibili a produzione propria del Salento, sia per la rarità e il pregio di molti degli esemplari in essa custoditi. Il progetto di valorizzazione della collezione all’interno delle scuderie di Palazzo Colosso, costituisce un’iniziativa di grande rilievo nella prospettiva della pubblica fruizione della raccolta, la cui formazione risale ai decenni centrali dell’ Ottocento, periodo in cui il collezionismo è stato determinante per la conservazione nella nostra regione di esemplari di altissima qualità, svolgendo inoltre un ruolo importante nella formazione di molti musei pugliesi.______________________________________

STUDIO DI CONSULENZA ARCHEOLOGICA73059 Ugento (Lecce) - Via Piave n° 24Cell: +39 329/3915527 - Tel. e Fax: +39 0833/554.843e-mail: studioarcheo@libero.it Iscritto al Registro Imprese di LecceCodice Fiscale e Partita Iva n. 03974430757Iscritto al REA di Lecce n. 258524

mercoledì 18 luglio 2007

Chiesa di San Giovanni Battista - Paterno di Castel Sant'Angelo

----- Original Message -----
From: "Santilli Silvia" <
SSantilli@lavoro.gov.it>
Sent: Wednesday, July 18, 2007 2:36 PM
Subject: Chiesa di San Giovanni Battista - Paterno di Castel Sant'Angelo


Come già precedentemente segnalato invio una foto di un affresco sopra il
portale della Chiesa in oggetto.
Cordiali saluti

Paterno di Castel Sant'Angelo

----- Original Message -----
From: "Santilli Silvia" <SSantilli@lavoro.gov.it>
Sent: Wednesday, July 18, 2007 2:37 PM
Subject: Paterno di Castel Sant'Angelo


lunedì 25 giugno 2007

BENEVENTO - Parcheggio all'Arco di Traiano


Da: luigi la monaca [mailto:luigilamonaca@gmail.com]
Inviato: lunedì 25 giugno 2007 18.19
Oggetto: Ekoclub Parcheggio all'Arco di Traiano

Ekoclub International, Circolo di Benevento, Via Perinetto 38, 82100 Benevento

Benevento 25 giugno 2007

COMUNICATO STAMPA : Il parcheggio di "Traiano"!

Il mio amico Pedro Cabrita Reis (artista Portoghese), nel 2005, si "permise" di offuscare parzialmente Porta Aurea con una sua installazione d'arte contemporanea dal titolo "Una Storia d'Oggi". Questa sua "incompresa" decisione suscitò una serie di critiche mosse perlopiù da nobili decaduti e decadenti, falsi dottori, finti giornalisti e agonizzanti politici. Il malumore era sorto per l'affetto che i beneventani, e i sanniti in genere, nutrono un senso di attaccamento nei confronti dell'Arco di Traiano. I firmatari di una petizione, risultata tanto vana quanto ridicola, per lo smantellamento del "muro" di Pedro, oggi però non proferiscono verbo di fronte agli oltraggi quotidiani subiti dall'Arco.

Era stata messa su un leggio, nei pressi dell'Arco, una spiegazione molto interessante di Porta Aurea, e qualche incivile ha ritenuto opportuno farla sparire.

Quotidianamente, oltre alle auto munite di regolare permesso, nelle immediate vicinanze dell'Arco, qualche "menefreghista cronico" parcheggia sul marciapiede nella centralissima piazza…. E nessuno dice niente o raccoglie firme o più semplicemente avvisa i Vigili Urbani.

Immaginate un auto parcheggiata sul marciapiede del Colosseo o lungo i viali che portano all'Arco di Trionfo a Parigi, ne parlerebbe il mondo intero! Qui a Benevento si può fare tutto e il contrario di tutto, le multe per divieto di sosta ad auto che non danno fastidio ad alcuno sono appioppate con una facilità estrema mentre si sorvola su infrazioni gravissime. Parcheggiare l'auto su un marciapiede significa fregarsene di tutto e di tutti, significa essersi ritagliati un pezzo di città a proprio uso e consumo, significa avvalersi della più totale impunità. "Complimenti" a chi parcheggia, a chi amministra e a chi ignora, un vero esempio di civiltà e di città turistica!

Luigi La Monaca – Presidente Provinciale Ekoclub International –

e- mail luigilamonaca@gmail.com

venerdì 22 giugno 2007

Is Mortorius, aliga dappertutto.

----- Original Message -----
From: Stefano Deliperi
Sent: Friday, June 22, 2007 4:04 PM
Subject: Is Mortorius, aliga dappertutto.

Is Mortorius, aliga dappertutto… Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico hanno presentato al Comune di Quartu S. Elena, al Servizio tutela del paesaggio, alla Soprintendenza per i beni ambientali ed il paesaggio, ai Carabinieri del N.O.E., all'Azienda USL n. 8, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale e, per opportuna conoscenza, alla competente Magistratura una richiesta (nota del 10 luglio 2006) per la bonifica ambientale dei numerosi cumuli di rifiuti (detriti, rottami, scatolame, imballaggi, ecc.) che, in crescente quantità, si ritrovano nelle aree prospicienti i ruderi della tonnara di Is Mortorius e lungo i sentieri che conducono agli scogli ed al mare, di facile accesso anche per i numerosi bagnanti e particolarmente quelli in età infantile. La situazione appare ora critica anche sotto il profilo igienico-sanitario, soprattutto in piena stagione estiva e per i piccoli bagnanti, nel pieno di un sito che si pretende balneare e turistico. L'intera area è tutelata vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e D.M. 27 dicembre 1967) e con vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), mentre nel piano paesaggistico regionale – P.P.R. l'area appare ricompresa nell'ambito di paesaggio costiero n. 1 "Golfo di Cagliari" (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata "sistema a baie, promontori, falesie e isole minori" con presenza di sito di archeologia industriale "tonnara". In ogni caso l'abbandono ed il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo, nel suolo, nelle acque superficiali e sotterranee sono vietati dall'art. 192 del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni: il sindaco competente dispone con ordinanza a carico del trasgressore in solido con il proprietario e con il titolare di diritti reali o personali sull'area la rimozione dei rifiuti ed il ripristino ambientale. Trascorso infruttuosamente il termine assegnato, provvede d'ufficio l'amministrazione comunale in danno degli obbligati. Speriamo che vi siano interventi rapidi per riportare in buone condizioni igieniche uno dei "gioielli" ambientali del litorale del Golfo degli Angeli.

ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/p. Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra Stefano Deliperi

martedì 29 maggio 2007

Teatro Romano abbandonato.

Da: luigi la monaca [mailto:luigilamonaca@gmail.com] - Inviato: martedì 29 maggio 2007 11.33 Oggetto: Teatro Romano abbandonato.


Grazie per l'attenzione e la collaborazione.
Luigi La Monaca Presidente Provinciale Ekoclub International

Benevento 29 maggio 2007

COMUNICATO STAMPA Erba di casa mia!

Nella città di Benevento, tra un sacchetto di immondizia e l'altro, esistono e gravitano sul territorio e, sotto il territorio, un numero infinito di reperti storici di valore eccezionale.

In via Munanzio Planco, sotto terra, c'è un Anfiteatro Romano, grande quanto il Colosseo di Roma che, agli albori dell'epoca romana, ospitava anche una prestigiosa scuola di gladiatori accompagnati da belve feroci affamate di "cristiani". A poche centinaia di metri, nell'abbandono più assoluto, langue il Teatro Romano. Il Teatro Romano, a differenza dell'Anfiteatro, è stato più fortunato essendo stato "tirato fuori" dalla creta rossa beneventana, e ancora oggi ospita spettacoli teatrali. La nostra associazione vuole far notare, in particolar modo, alla soprintendenza ai beni culturali, lo stato di degrado in cui versa il Teatro Romano dentro e fuori. Il Presidente Provinciale di Ekoclub Luigi La Monaca, visitando il Teatro Romano, assieme all'artista portoghese Pedro Cabrita Reis e al Direttore di Arcos Danilo Eccher, ha notato, ancora una volta che, oltre alle orrende transenne di Piazza Ponzio Telesino, anche all'interno il Teatro Romano è in stato di profondo abbandono. Erba in ogni posto, sugli scalini, sulla cavea, nell'orchestra. Possibile che chi amministra questi tesori non riesce a compiere lo straordinario (fare emergere l'anfiteatro) ma, soprattutto, non riesce a compiere una semplice e banale ordinaria manutenzione…vergogna!

Ekoclub si propone di prendere in gestione la manutenzione e soprattutto la pulizia del monumento visto e considerato che chi è preposto a questo scopo riesce solo a ritirare lo stipendio a fine mese!

Luigi La Monaca – Presidente Provinciale Ekoclub International –

Via Perinetto 38 – 82100 Benevento – tel 0824313674 – fax 0824313673 –

e- mail mailto:luigilamonaca@gmail.com

Quartu S. Elena - Villa Romana di S. Andrea: quarto mondo della cultura

----- Original Message -----
From: Stefano Deliperi
Sent: Tuesday, May 29, 2007 3:56 PM

VILLA ROMANA DI S. ANDREA: QUARTO MONDO DELLA CULTURA.
La Soprintendenza per i beni archeologici ha risposto (nota prot. n. 3294 del 10 maggio 2007) all'esposto inoltrato il 12 aprile 2007 dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico contro la penosa situazione di degrado in cui versa tuttora la villa romana sul litorale di Sant'Andrea, in Comune di Quartu S. Elena (CA), da anni in affidamento all'Amministrazione comunale. La Soprintendenza condivide "le apprensioni per i ruderi della Villa romana" e conferma il sostanziale stato di abbandono dopo il primo intervento di demolizione della "seconda casa" sopra realizzata, di pulizia e di scavo effettuati nel 2000. "L'area, già recintata, è ora priva di protezioni e, in occasione degli ultimi sopralluoghi congiunti effettuati, si è constatato il crollo di una parte della volta del grande ambiente interrato, sul quale si sarebbe dovuti intervenire almeno con alcune misure minime di sicurezza, in attesa di stilare un progetto di più ampio respiro". Con nota n. 3150 del 17 aprile 2003 la Soprintendenza autorizzava, sul piano archeologico, il Comune di Quartu S. Elena per la realizzazione del progetto di salvaguardia del Nuraghe Diana (III lotto), che prevedeva, fra gli obiettivi (ma non fra gli interventi) la tutela dei ruderi della villa romana. Tuttavia non è stato fatto assolutamente nulla, con il risultato di accentuare il degrado di un rilevante patrimonio archeologico, potenzialmente valido anche sotto il profilo della fruizione turistica. Ripercorriamo le incredibili vicende di quest'area archeologica. Lungo il litorale di Sant'Andrea, in Comune di Quartu S. Elena (CA), in parte sulla terraferma ed in parte sotto pochi centimetri d'acqua, sono presenti i resti di una delle rare villae costiere romane del Mediterraneo. Si tratta di un complesso residenziale-produttivo con ambienti termali, un piccolo approdo e, quasi certamente, un impianto di acquacoltura risalente al II-IV sec. d. C. Nel XVI secolo sui ruderi della villa romana venne realizzata la torre costiera di S. Andrea nell'ambito del sistema di difesa spagnolo contro le incursioni barbaresche. Un vero condensato di storia e di testimonianze archeologiche che ha resistito ai secoli, alle intemperie, alle scorrerie piratesche, alle guerre, ma non riuscì ad opporsi a quella melma cementizia montante che è la speculazione edilizia alla quartese. Infatti, nel 1965, una carica di esplosivo distrusse la torre costiera e consentì la realizzazione di un bel terrazzamento sul quale venne edificata una residenza stagionale, una "seconda casa", per intenderci. Ogni commento è superfluo. Sul finire degli anni '70 del secolo scorso, la dott.ssa Donatella Salvi (Soprintendenza archeologica di Cagliari) compì e studi e rilievi di caratteri archeologico sul sito ("Ruderi romani a Sant'Andrea – Cagliari" in Mondo Archeologico, n. 25, marzo 1978), successivamente ripresi nella letteratura scientifica ma soprattutto fondamentali per l'apposizione del vincolo archeologico con il decreto ministeriale del 10 luglio 1982 ai sensi della legge n. 1089/1939. Nonostante il provvedimento di tutela, i gravi atti di manomissione e di degrado continuarono: l'allora Assessore comunale all'Urbanistica, Mario Murgia, il 14 maggio 1992 denunciò alla Soprintendenza Archeologica, alla Capitaneria di Porto ed alla Procura della Repubblica presso la Pretura di Cagliari la realizzazione abusiva sui ruderi della villa romana e nel demanio marittimo di un passaggio per mezzi pesanti ottenuto con asportazione e dragaggio di materiale, uno sbarramento-banchinamento a mare per costituire ricovero barche. Tali lavori abusivi, denunciati alla Magistratura successivamente anche dalla Soprintendenza Archeologica e dalla Capitaneria di Porto per quanto di loro competenza, hanno causato considerevoli danni al patrimonio archeologico. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico, dopo un accurato lavoro conoscitivo svolto dal prof. Antonello Fruttu, inoltrarono il 3 febbraio 1998 un circostanziato esposto alle pubbliche amministrazioni competenti per far recuperare alla salvaguardia ed alla fruizione pubblica l'area archeologica. Nel mentre si diffondevano in quei giorni insistenti voci di un interessamento di un noto personaggio della politica regionale per l'acquisizione della "seconda casa" con imbarcadero archeologico. L'esposto ecologista ebbe effetti insperati. La Soprintendenza archeologica (nota n. 1022/1 del 12 febbraio 1998) confermava l'alto valore culturale dei ruderi romani, una delle poche Villae rimaste sul mare in tutto il Mediterraneo, certamente meritevole di un accurato lavoro di indagine archeologica finalizzato al recupero, alla salvaguardia ed alla successiva fruizione collettiva. L'Assessorato regionale P.I. e BB.CC., competente in tema di tutela paesaggistica, comunicava (nota n. 1340 del 24 febbraio 1998) invece che la richiesta ecologista di informazioni ed intervento era "stata formulata in modo troppo generico e che, pertanto, al fine dell'individuazione e successiva messa a disposizione della documentazione richiesta, si rende necessario specificare di quali atti viene richiesta la riproduzione". Ora, visto che nella citata richiesta si chiedeva "l'invìo ... di copia delle necessarie autorizzazioni amministrative (concessioni demaniali, nullaosta paesaggistici, concessioni edilizie, ecc.) rilasciate in favore delle strutture edilizie citate" e che le "strutture edilizie citate" nell'esposto sono la "villa romana" (o meglio i suoi "ruderi") e la "residenza stagionale" (o "seconda casa") sopra costruita, nelle stanze dell'Assessorato regionale, dovevano certo atleticamente chiedersi se ci interessavano le autorizzazioni relative all'edificazione della "residenza stagionale" o quelle della "villa romana". In quest'ultimo caso ci saremmo dovuti rivolgere all'imperatore Diocleziano, contemporaneo del costruttore della "villa"..... Fortunatamente c'è chi si è mosso in modo diverso: grazie all'intervento della Capitaneria di Porto di Cagliari, la Soprintendenza per i Beni Archeologici e il Comune di Quartu S. Elena poterono rientrare in possesso della struttura edilizia (1999), insistente sul demanio marittimo, e provvedere alla relativa demolizione ed a una successiva, parziale, campagna di pulizia e di scavi (i resoconti sono in D. Salvi, "Atti del Convegno internazionale Stabile: storia e architettura", Ministero B.A.C., 2000). Tuttavia, una volta terminata (2000), nonostante varie assicurazioni pubbliche, il sito di interesse archeologico non è stato in alcun modo valorizzato e nemmeno posto in condizioni minime di salvaguardia e di sicurezza, come è agevole verificare. In ormai diversi anni il Comune di Quartu S. Elena, oggi consegnatario del sito archeologico e dell'area demaniale, per quel che si sa, non è stato minimamente in grado di tutelarla e valorizzarla correttamente. Per porre fine a questo incredibile stato di degrado, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico hanno inoltrato un nuovo esposto (12 aprile 2007) al Ministero dei beni culturali, agli Assessori regionali dell'urbanistica e dei beni culturali, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, al Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici, al Soprintendente per i beni archeologici di Cagliari, al Sindaco di Quartu S. Elena e, per opportuna conoscenza, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. L'area in argomento ricade nel demanio marittimo, è tutelata con specifico vincolo paesaggistico e storico-culturale (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), mentre la fascia costiera dei mt. 300 dalla battigia è tutelata con specifico vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993). Nel piano paesaggistico regionale – P.P.R., recentemente approvato con deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006, l'area appare ricompresa nell'ambito di paesaggio costiero n. 1 "Golfo di Cagliari" (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata "insediamento archeologico". Pur essendo il Comune di Quartu S. Elena provvisto di P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all'art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. Appare decisamente auspicabile la realizzazione di una campagna di scavi archeologici finalizzata alla successiva definitiva realizzazione di interventi di protezione e di fruizione pubblica, comprendenti la rimozione dei fattori ostativi (costruzioni, detriti, ecc.), la predisposizione degli opportuni sistemi di protezione e sicurezza dei ruderi di interesse archeologico, la sistemazione di adeguati materiali illustrativi, ecc. Iniziando con qualche poco dispendioso intervento mirato, si potrebbe tutelare il patrimonio culturale e fornire un richiamo turistico in un litorale fin troppo "massacrato" dal cemento, spesso illegale. p. Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra Stefano Deliperi

ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/

lunedì 28 maggio 2007

Qartu S. Elena - Villa romana di S. Andrea: quarto mondo della cultura


----- Original Message ----- Sent: Monday, May 28, 2007 4:12 PM


VILLA ROMANA DI S. ANDREA: QUARTO MONDO DELLA CULTURA.

La Soprintendenza per i beni archeologici ha risposto (nota prot. n. 3294 del 10 maggio 2007) all'esposto inoltrato il 12 aprile 2007 dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico contro la penosa situazione di degrado in cui versa tuttora la villa romana sul litorale di Sant'Andrea, in Comune di Quartu S. Elena (CA), da anni in affidamento all'Amministrazione comunale.

La Soprintendenza condivide "le apprensioni per i ruderi della Villa romana" e conferma il sostanziale stato di abbandono dopo il primo intervento di demolizione della "seconda casa" sopra realizzata, di pulizia e di scavo effettuati nel 2000. "L'area, già recintata, è ora priva di protezioni e, in occasione degli ultimi sopralluoghi congiunti effettuati, si è constatato il crollo di una parte della volta del grande ambiente interrato, sul quale si sarebbe dovuti intervenire almeno con alcune misure minime di sicurezza, in attesa di stilare un progetto di più ampio respiro". Con nota n. 3150 del 17 aprile 2003 la Soprintendenza autorizzava, sul piano archeologico, il Comune di Quartu S. Elena per la realizzazione del progetto di salvaguardia del Nuraghe Diana (III lotto), che prevedeva, fra gli obiettivi (ma non fra gli interventi) la tutela dei ruderi della villa romana. Tuttavia non è stato fatto assolutamente nulla, con il risultato di accentuare il degrado di un rilevante patrimonio archeologico, potenzialmente valido anche sotto il profilo della fruizione turistica.

Ripercorriamo le incredibili vicende di quest'area archeologica.

Lungo il litorale di Sant'Andrea, in Comune di Quartu S. Elena (CA), in parte sulla terraferma ed in parte sotto pochi centimetri d'acqua, sono presenti i resti di una delle rare villae costiere romane del Mediterraneo. Si tratta di un complesso residenziale-produttivo con ambienti termali, un piccolo approdo e, quasi certamente, un impianto di acquacoltura risalente al II-IV sec. d. C. Nel XVI secolo sui ruderi della villa romana venne realizzata la torre costiera di S. Andrea nell'ambito del sistema di difesa spagnolo contro le incursioni barbaresche. Un vero condensato di storia e di testimonianze archeologiche che ha resistito ai secoli, alle intemperie, alle scorrerie piratesche, alle guerre, ma non riuscì ad opporsi a quella melma cementizia montante che è la speculazione edilizia alla quartese. Infatti, nel 1965, una carica di esplosivo distrusse la torre costiera e consentì la realizzazione di un bel terrazzamento sul quale venne edificata una residenza stagionale, una "seconda casa", per intenderci. Ogni commento è superfluo.

Sul finire degli anni '70 del secolo scorso, la dott.ssa Donatella Salvi (Soprintendenza archeologica di Cagliari) compì e studi e rilievi di caratteri archeologico sul sito ("Ruderi romani a Sant'Andrea – Cagliari" in Mondo Archeologico, n. 25, marzo 1978), successivamente ripresi nella letteratura scientifica ma soprattutto fondamentali per l'apposizione del vincolo archeologico con il decreto ministeriale del 10 luglio 1982 ai sensi della legge n. 1089/1939. Nonostante il provvedimento di tutela, i gravi atti di manomissione e di degrado continuarono: l'allora Assessore comunale all'Urbanistica, Mario Murgia, il 14 maggio 1992 denunciò alla Soprintendenza Archeologica, alla Capitaneria di Porto ed alla Procura della Repubblica presso la Pretura di Cagliari la realizzazione abusiva sui ruderi della villa romana e nel demanio marittimo di un passaggio per mezzi pesanti ottenuto con asportazione e dragaggio di materiale, uno sbarramento-banchinamento a mare per costituire ricovero barche. Tali lavori abusivi, denunciati alla Magistratura successivamente anche dalla Soprintendenza Archeologica e dalla Capitaneria di Porto per quanto di loro competenza, hanno causato considerevoli danni al patrimonio archeologico.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico, dopo un accurato lavoro conoscitivo svolto dal prof. Antonello Fruttu, inoltrarono il 3 febbraio 1998 un circostanziato esposto alle pubbliche amministrazioni competenti per far recuperare alla salvaguardia ed alla fruizione pubblica l'area archeologica. Nel mentre si diffondevano in quei giorni insistenti voci di un interessamento di un noto personaggio della politica regionale per l'acquisizione della "seconda casa" con imbarcadero archeologico. L'esposto ecologista ebbe effetti insperati.

La Soprintendenza archeologica (nota n. 1022/1 del 12 febbraio 1998) confermava l'alto valore culturale dei ruderi romani, una delle poche Villae rimaste sul mare in tutto il Mediterraneo, certamente meritevole di un accurato lavoro di indagine archeologica finalizzato al recupero, alla salvaguardia ed alla successiva fruizione collettiva. L'Assessorato regionale P.I. e BB.CC., competente in tema di tutela paesaggistica, comunicava (nota n. 1340 del 24 febbraio 1998) invece che la richiesta ecologista di informazioni ed intervento era "stata formulata in modo troppo generico e che, pertanto, al fine dell'individuazione e successiva messa a disposizione della documentazione richiesta, si rende necessario specificare di quali atti viene richiesta la riproduzione". Ora, visto che nella citata richiesta si chiedeva "l'invìo ... di copia delle necessarie autorizzazioni amministrative (concessioni demaniali, nullaosta paesaggistici, concessioni edilizie, ecc.) rilasciate in favore delle strutture edilizie citate" e che le "strutture edilizie citate" nell'esposto sono la "villa romana" (o meglio i suoi "ruderi") e la "residenza stagionale" (o "seconda casa") sopra costruita, nelle stanze dell'Assessorato regionale, dovevano certo atleticamente chiedersi se ci interessavano le autorizzazioni relative all'edificazione della "residenza stagionale" o quelle della "villa romana". In quest'ultimo caso ci saremmo dovuti rivolgere all'imperatore Diocleziano, contemporaneo del costruttore della "villa".....

Fortunatamente c'è chi si è mosso in modo diverso: grazie all'intervento della Capitaneria di Porto di Cagliari, la Soprintendenza per i Beni Archeologici e il Comune di Quartu S. Elena poterono rientrare in possesso della struttura edilizia (1999), insistente sul demanio marittimo, e provvedere alla relativa demolizione ed a una successiva, parziale, campagna di pulizia e di scavi (i resoconti sono in D. Salvi, "Atti del Convegno internazionale Stabile: storia e architettura", Ministero B.A.C., 2000). Tuttavia, una volta terminata (2000), nonostante varie assicurazioni pubbliche, il sito di interesse archeologico non è stato in alcun modo valorizzato e nemmeno posto in condizioni minime di salvaguardia e di sicurezza, come è agevole verificare. In ormai diversi anni il Comune di Quartu S. Elena, oggi consegnatario del sito archeologico e dell'area demaniale, per quel che si sa, non è stato minimamente in grado di tutelarla e valorizzarla correttamente.

Per porre fine a questo incredibile stato di degrado, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico hanno inoltrato un nuovo esposto (12 aprile 2007) al Ministero dei beni culturali, agli Assessori regionali dell'urbanistica e dei beni culturali, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, al Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici, al Soprintendente per i beni archeologici di Cagliari, al Sindaco di Quartu S. Elena e, per opportuna conoscenza, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.

L'area in argomento ricade nel demanio marittimo, è tutelata con specifico vincolo paesaggistico e storico-culturale (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), mentre la fascia costiera dei mt. 300 dalla battigia è tutelata con specifico vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993). Nel piano paesaggistico regionale – P.P.R., recentemente approvato con deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006, l'area appare ricompresa nell'ambito di paesaggio costiero n. 1 "Golfo di Cagliari" (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata "insediamento archeologico". Pur essendo il Comune di Quartu S. Elena provvisto di P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all'art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R.

Appare decisamente auspicabile la realizzazione di una campagna di scavi archeologici finalizzata alla successiva definitiva realizzazione di interventi di protezione e di fruizione pubblica, comprendenti la rimozione dei fattori ostativi (costruzioni, detriti, ecc.), la predisposizione degli opportuni sistemi di protezione e sicurezza dei ruderi di interesse archeologico, la sistemazione di adeguati materiali illustrativi, ecc. Iniziando con qualche poco dispendioso intervento mirato, si potrebbe tutelare il patrimonio culturale e fornire un richiamo turistico in un litorale fin troppo "massacrato" dal cemento, spesso illegale.

p. Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra

Stefano Deliperi

venerdì 25 maggio 2007

PARCO DELLE CAVE - QUARTO CAGNINO

Cliccare sulle immagini per ingrandirle
Spett.le Redazione Patrimoniosos,
allego anche la foto dell'ingresso del Parco delle Cave, insignito del titolo 'Tesoro del Mondo FWT-UNESCO (http://www.fwtunesco.org ) Friends of the World Treasure International Secretary'.

Il segnale da dare alle istituzioni e' di estrema attenzione e di vigilanza sulla tutela e valorizzazione del patrimonio pubblico, affinché Milano non diventi mai l'humus fertile per un'altra infernale 'Gomorra'.

Non si vuole contestare il legittimo diritto ad edificare, nessuno ha mai interferito nei lavori dei cantieri.

Un grande insediamento, comunque, deve essere sempre a prova delle verifich e della cittadinanza - unica sovrana della nostra democrazia - la quale ha il diritto di essere compartecipe di quello che si riflettera' sulla qualita' della vita, in particolare per progetti su territori sensibili come quello all'ingresso del Parco delle Cave da Quarto Cagnino, incuneato a pochi metri dalla preziosa area naturalistica.

Mi auguro che questa legittima battaglia di civiltà costituisca un caposaldo su cui far riflettere gli amministratori pubblici, estremi difensori della 'Res Pubblica' che significa anche tutela della collettività più debole.

Penso che la foto si commenti da sola.

Grazie ancora.
Massimo de Rigo

Altri documenti: http://www.cfu.it/doc/parco%20cave%20rinnovo/testo%20base%20com.2000.pdf

Altri documenti: http://www.partecipami.it/?q=node/3003&single=1

martedì 22 maggio 2007

Roma. Appello a Veltroni da Italia Nostra e Wwf: "Non profanare il Pincio, sotto c'è una domus romana"

----- Original Message -----
From: Comunicazione - Italia Nostra
Sent: Tuesday, May 22, 2007 4:23 PM

Si invia in allegato una delle foto del prof. Allan Ceen sul rinvenimento della domus romana. Su richiesta (da inviare a comunicazione@italianostra.org) è disponibile altra documentazione fotografica.
Roma, 22 maggio 2007
Appello a Veltroni da Italia Nostra e Wwf:
"Non profanare il Pincio, sotto c'è una domus romana"
Secondo il Codice dei beni culturali un simile comportamento è reatoLe scavatrici rischiano di abbattere non solo le splendide rampe del Valadier ma anche una domus romana. Lo ha spiegato – mostrando alcune significative foto da lui fatte durante il sondaggio archeologico a Piazza Napoleone I, effettuato dal 27 agosto al 4 ottobre 2004– il professor Allan Ceen, direttore dello "Studium Urbis" e professore di Storia dell'Urbanistica, nel corso della conferenza stampa, indetta da Italia Nostra, Wwf e il Comitato per l'Ecomobilità a Roma e nel Lazio.Carlo Ripa di Meana, consigliere nazionale di Italia Nostra, ha lanciato un appello al sindaco di Roma: "Caro Veltroni, sospendi l'attuazione del progetto e fa in modo che si scavi solo per rinvenire questi importanti reperti archeologici". Il presidente di Italia Nostra, Giovanni Losavio ha inviato una breve nota dove sostiene che deturpare le piazze è reato: "Converrà che le istituzioni della tutela – soprintendenze – prendano atto di un'assai rilevante innovazione introdotta con il Codice dei beni culturali e del paesaggio, che nell'articolo 10, dove definisce l''oggetto della tutela', comprende tra i beni culturali 'le pubbliche piazze, le vie, le strade e altri spazi urbani di interesse artistico e storico".Fulco Pratesi, presidente nazionale del Wwf ha fra l'altro affermato: "Sembra che l'amministrazione comunale sia affetta da una sindrome che definiremmo del "grillo talpa", dopo una politica che sta trasformando l'agro romano con pesanti fenomeni di consumo del territorio, oggi si inizia a pensare anche a nuove cubature sotto la superficie, al Pincio con un improvvido progetto dedicato alle auto, così come a Villa Ada con un'opera museale per il gioco e giocattolo". Bene farebbero il sindaco di Roma e il governo a prendere in considerazione – questo l'auspicio generale – le indicazioni delle associazioni ambientaliste. "Anche se, proprio oggi (ndr. Ieri)", ha ricordato Antonio Tamburrino, consigliere della sezione di Roma di Italia Nostra, "il ministro Antonio Di Pietro ha bollato le associazioni ambientaliste e i comitati che intendono partecipare alla realizzazione delle grandi opere pubbliche, come autori di 'ricatti preconcetti'. Quindi, per il ministro, le associazioni sono contro la legalità e il progresso. In realtà – come è evidente anche in questo caso - è vero l'esatto contrario".
Ufficio Stampa Italia Nostra:Gabriella Mecucci comunicazione@italianostra.org
Ufficio stampa WWF:Cesare Budoni cesare.budoni@gmail.com
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giovedì 17 maggio 2007

Torna ad Anversa il Fanciullo del Sagittario

----- Original Message -----
From: Augusto De Sanctis
Sent: Thursday, May 17, 2007 10:48 AM
Subject: comunicato - Torna ad Anversa il Fanciullo del Sagittario


Comunicato stampa del 17 maggio 2007
I reperti del "Fanciullo del Sagittario" ritornano nelle Gole del Sagittario in occasione dell'inaugurazione del museo naturalistico.
La Giornata delle Oasi del WWF ci consegna una storia particolare tra ambiente e antropologia.Gli esami in Australia con il C14 datano al 500 d.c. i resti trovati da una guardia del WWF nell'Oasi delle Gole del Sagittario e inusualmente inglobati in una concrezione calcarea. Dall'analisi paleopatologica diverse indicazioni sulle malattie del passato. Aveva circa 8 anni d'età e probabilmente era di sesso maschile, stante le caratteristiche dell'Ileo, un osso del bacino. Il cosiddetto "Fanciullo del Sagittario" fu seppellito in un arco temporale che va dal 469 al 599 d.c. sui monti abruzzesi tra le pareti calcaree delle selvagge Gole del Sagittario. Qui, alcuni anni fa, a 1500 anni dalla sepoltura, una guardia del WWF in perlustrazione nella Riserva Naturale delle Gole del Sagittario, scoprì casualmente questo scheletro ormai in parte inglobato nelle concrezioni calcaree. Furono ritrovati il cranio, la mandibola, le coste, le clavicole, quasi tutta la colonna vertebrale e ed alcuni elementi ossei del bacino e degli arti superiori ed inferiori. La Sovrintendenza di Chieti e il Prof. Capasso con la sua equipe, la Dr.ssa Sara Patullo e il Dr.Ruggero D'Anastasio, antropologi della Sezione di Antropologia dell'Università di Chieti, hanno provveduto a studiare il reperto che, per la particolare sepoltura e la mancanza di corredo funebre, era di difficile datazione. Pertanto alcuni resti sono stati spediti ad un laboratorio australiano, l'Ansto di Menai, che, tramite l'esame del C14, isotopo del Carbonio, ha permesso di datare il reperto con una certa precisione. A queste sono seguite attente analisi paleopatologiche, alla ricerca delle eventuali malattie del giovane. Sono, quindi, emerse una malformazione congenita, la spina bifida, e una particolare erosione della fossa orbitaria destra, probabilmente legata ad una forma di anemia cronica. Proprio in queste ore è in corso il trasporto del reperto per riconsegnarlo al luogo che ne ha visto gli ultimi momenti di vita e che lo ha lungamente protetto. Un'area di maestosa bellezza che è oggi tra le più importanti oasi italiane. I resti saranno conservati e resi visibili nel museo naturalistico dell'Oasi che sarà inaugurato domenica prossima, 20 maggio, alle ore 11:30 ad Anversa degli Abruzzi, in occasione della Giornata delle oasi del WWF. "Torna nel nostro paese - dichiara Gianni Di Cesare, sindaco del Comune di Anversa degli Abruzzi - un antico abitante di un territorio aspro come quello delle Gole del Sagittario, ora protette dall'omonima riserva. La scelta di tutelare questi luoghi è stata strategica per il nostro paese che si sta arricchendo di conoscenze anche attraverso la collaborazione con importanti istituzioni scientifiche. Grazie alla Riserva possiamo mostrare ai visitatori un reperto che ci svela le condizioni di vita di chi aveva un rapporto con la natura molto diverso rispetto al nostro. Ora questo territorio è riconosciuto quale Parco Letterario "D'Annunzio" e Riserva Naturale Regionale. Ospita un Giardino Botanico di Interesse Regionale. Tra qualche giorno inauguriamo il museo naturalistico. Il paese è uno dei Borghi più Belli d'Italia. Da questo affascinante contrasto tra passato e presente nasce l'interesse a visitare questi luoghi che un tempo furono così inospitali per questo bambino". Le immagini allegate (ne sono disponibili anche altre su richiesta) sono state gentilmente concesse dall'equipe del Prof. Capasso dell'Università di Chieti (Dr.ssa Patullo e Dr.D'Anastasio) Info: 3683188739 (Augusto De Sanctis)